Corporate Innovation

Eni Joule: l’atto finale e la vittoria del team Bettery

Team Bettery

Con la vittoria dell’hackathon da parte del team Bettery si chiude la prima edizione della scuola per imprenditori del futuro di Eni Joule.

Con la vittoria dell’hackathon da parte del team Bettery si chiude la prima edizione della scuola per gli imprenditori del futuro.

Torniamo a parlare di Eni Joule, il programma di formazione imprenditoriale gratuito e (in parte) digitale messo in campo da Eni per aiutare aspiranti startupper a formarsi e a sviluppare progetti imprenditoriali che abbiano l’obiettivo virtuoso di far crescere I’Italia in maniera sostenibile.

In Aprile si è concluso il percorso di 6 mesi che ha visto protagonisti 5 team di 25 Joulees, ciascuno dei quali ha portato avanti un’idea imprenditoriale diversa in ambito sostenibilità. A valle del percorso, Seedble ed e-Novia hanno organizzato un hackathon in cui i Joulees hanno dovuto dare forma e sostanza alla propria idea innovative sfidandosi sul terreno della prototipazione.

La cerimonia di premiazione ha visto trionfare il team Bettery, di cui oggi intervistiamo due protagonisti: Silvia Paganoni e Marco Filippi.

Eni Joule: the winner is… Team Bettery! 

Q: Ciao Silvia e Marco, grazie per essere qui su Spremute Digitali. Ci raccontate come nasce il progetto Bettery? In cosa consiste l’idea di business e qual è il pain che vuole risolvere?

Silvia Paganoni

Silvia Paganoni

S: Il progetto Bettery è partito con l’obiettivo di risolvere gli attuali limiti del ciclo di vita delle batterie dei veicoli elettrici. Quando queste batterie vengono smaltite, hanno ancora una capacità residua importante, che può diventare preziosa in altri ambiti applicativi. L’idea è stata presentata da Federico, che aveva trattato questi argomenti nella sua tesi di laurea in ingegneria chimica, discussa proprio in concomitanza dell’inizio del percorso Joule.

Io, Marco e Umberto ci siamo subito appassionati alla sfida di definire un business model che potesse dare una seconda vita alle batterie liberando valore economico. In questi mesi l’idea si è evoluta tantissimo, fino a concentrarsi sul test e riuso delle batterie dei veicoli elettrici leggeri, come biciclette e monopattini. Questo ci consente di fornire batterie di qualità tracciabile, con un prezzo accessibile e a ridotto impatto ambientale.

Q: Joule è stato un percorso di sei mesi, e tra weekend formativi e project work vi ha tenuto sicuramente molto impegnati. Ora che il percorso si è concluso, ci fate un bilancio generale?

Marco Filippi

Marco Filippi

M: Il programma è stato veramente molto intenso, più intenso di quello che ci aspettavamo perché oltre alle docenze e agli eventi bi-settimanali, c’era anche moltissimo lavoro da fare sul project work durante la settimana, sia con gli altri membri del gruppo che con i mentor di Seedble.

Non è stato facile trovare il tempo da dedicare e lo è stato ancora meno considerando che abbiamo dedicato tempo di qualità e tanto tanto impegno, ma sicuramente a posteriori il bilancio è assolutamente positivo e se potessimo tornare indietro, sicuramente faremmo le stesse scelte (…anche perché hanno pagato!). È stata un’esperienza pazzesca che ci ha permesso di conoscere altri 23 incredibili talenti, di entrare in contatto con un gruppo di lavoro super come Seedble e di godere di un supporto impeccabile da parte di Eni Joule e di tutto il team dedicato.

Il bilancio pertanto non solo è positivo per il valore dei docenti coinvolti (Bocconi, Sant’Anna e Luiss), ma anche per le testimonianze esterne di personalità come Linus o altri esperti di public speaking e storytelling, e infine senz’altro anche per la possibilità di usufruire di una serie di servizi messi a disposizione da Eni per i nostri progetti personali al di fuori del percorso Joule. Per esempio sono stati organizzati diversi incontri con il team di UX designer dei prodotti digital di Eni per migliorare il flusso dell’app di drive sharing, Volvero.

Infine, non è da trascurare che anche la possibilità per noi Joulees di essere coinvolti in testimonianze, interviste e altre attività è stato un grande valore aggiunto per il nostro personal branding.

Q: Siamo stati nella giuria che vi ha decretato vincitori dell’hackathon finale, ma adesso ci piacerebbe invertire le parti e chiedere a voi un giudizio: com’è stato lavorare con Seedble al project work?

M: Innanzitutto, grazie per aver premiato e supportato il progetto Bettery: per noi questo non è che l’inizio di un percorso di startup con cui ambiamo a rivoluzionare il mercato delle batterie e del loro riutilizzo, così da impattare concretamente il problema dell’inquinamento, dello spreco di risorse e dello smaltimento di prodotti nocivi. Grazie a Bettery, sarà possibile acquistare in maniera facile e veloce delle batterie usate di qualità verificata. Dal termine recentissimo del percorso Joule con Seedble, abbiamo già avviato contatti commerciali con importanti clienti.

Per quanto riguarda il nostro feedback, il supporto di Seedble è stato fondamentale durante la fase di ideazione, validazione e prototipazione di Bettery. Siamo partiti con una vision ben definita, ma mancava una chiara direzione su come sviluppare ed eseguire il business. Grazie agli interventi dei mentor abbiamo affinato molto il nostro progetto iniziale, arrivando a presentare nel giorno del demo day un chiaro modello di business, concreto e ben sviluppato.

Seedble è sempre stato al nostro fianco, dandoci la spinta nei momenti in cui eravamo spenti o smarriti. Sicuramente è anche merito del team Seedble se Eni ci ha scelto come migliore startup del percorso Joule.

Q: Sappiamo che Eni ha sposato il concetto di Coalescence Innovation, il paradigma di innovazione di Seedble, che sostiene che l’innovazione debba puntare a generare impatti sociali positivi sulla società. Ci spiegate come Bettery possa perseguire anche obiettivi di questo tipo?

S: La creazione di ecosistemi virtuosi è fondamentale nel contesto di economia circolare in cui si inserisce Bettery. Per massimizzare gli impatti positivi sul Pianeta e sulla società, Bettery deve relazionarsi con tutti gli attori che intervengono nelle varie fasi della vita di una batteria, dallo produzione allo smaltimento.

Per fare un esempio concreto, perché esse le batterie diventino completamente sostenibili come da nostro purpose, bisogna far sì che vengano riciclate una volta concluso il periodo di utilizzo. Stiamo lavorando quindi ad un sistema di tracciabilità che possa favorire anche il riciclo finale, e per metterlo in piedi abbiamo sicuramente bisogno della collaborazioni di altri attori della filiera in una logica di ecosistema, appunto.

Q: Marco, sappiamo che sei co-founder di Volvero, una startup che lavora nel campo della mobilità sostenibile. Ci racconti cosa significa abbracciare un’esperienza imprenditoriale e cosa si prova a veder concretizzata la propria idea?

M: Avete presente quelle volte in cui nella vita avete incontrato la ragazza dei vostri sogni, e anche se ogni tanto le cose non vanno per il meglio, continuate a provare un sentimento che cresce giorno dopo giorno? Ecco, sono follemente innamorato di Volvero.

Da quando ho lasciato il mio lavoro nel campo della finanza (Hedge fund) ormai 2 anni fa, per dedicarmi totalmente alla startup, è stata una burrasca di emozioni diverse.

All’inizio ero galvanizzato, poi ho avuto un momento di ripensamento in cui ho creduto di aver sbagliato a lasciare un lavoro stabile e ben pagato, poi mi sono sentito di nuovo forte e sicuro della mia scelta. E sono andato avanti così per un po’. Ad oggi mi sono reso conto che sicuramente non ero pronto per fare questo salto, ma sono consapevole che in realtà non lo si è mai veramente e che l’unico modo per concretizzare una visione è quella di buttarsi di pancia e poi farsi le domande, o trovare le soluzioni ai problemi che quotidianamente si presentano davanti a un imprenditore.

Buttarsi di pancia ovviamente non vuol dire prendere rischi non calcolati, anzi. Da buon Veneto, freddo e calcolatore, mi piace analizzare razionalmente i risultati che mi aspetto da ogni scelta che faccio, ma in questi anni ho anche imparato che il nostro istinto è molto, molto potente e dovrebbe sempre essere in accordo con le scelte che facciamo.

Sono sicuramente appagato dalle mie scelte, negli ultimi anni ho vissuto esperienze che non avrei mai potuto se non avessi seguito il mio istinto, per l’appunto. Lavorare a Volvero per un anno dalla Silicon Valley seguendo docenze di Stanford e Berkeley, collaborare con un team di talenti incredibili (in Volvero siamo in 15 persone tra team interno, membri del board e sviluppatori con 8 nazionalità rappresentate) ed essere selezionato per lo Human Knowledge program di Eni Joule sono solo alcuni dei traguardi raggiunti che nessuno potrà portarmi via.

Ad oggi Volvero ha finalmente preso vita. È incredibile vedere come dopo anni di lavoro e fatica siamo arrivati a questo importante momento e siamo consapevoli come questa sia solo una delle fasi per la nostra crescita internazionale. Adesso ci aspetta un duro lavoro di commercializzazione e supporto alla clientela, oltre che il costante miglioramento del nostro servizio di condivisione dei veicoli. Serviranno tanta dedizione, determinazione e carica positiva per avere successo.

Q: Silvia, anche tu sei molto impegnata in ambito sostenibilità. Vuoi raccontarci qualcosa in più del tuo lavoro?

S: Avete presente quelle persone che a 5 anni sanno già quello che vogliono fare da grandi e poi lo fanno davvero? Ecco, io non sono mai stata una di quelle. Sono sempre stata molto indecisa sul mio futuro, fino a quando non ho iniziato a specializzarmi in sostenibilità all’università, quando studiavo ingegneria gestionale. Da lì qualcosa è cambiato, ho trovato un obiettivo sufficientemente sfidante per me che amo le cose difficili. Poi mi sono appassionata al mondo startup perché mi consente di mettermi in gioco in prima persona, e perché penso che sia l’ambito di innovazione che può contribuire maggiormente alle sfide dello sviluppo sostenibile.

Da più di un anno faccio parte del team di Ecomate, una startup milanese che ha sviluppato una piattaforma per la sostenibilità ESG (acronimo che sta per Environment, Social e Governance) di tutte le aziende. Consente di semplificare la raccolta dati sulle performance di sostenibilità, ma anche di generare istantaneamente rating e reportistica.

Mi sono concentrata sullo sviluppo di un assessment pensato per le piccole e medie imprese, semplice e dal costo contenuto, che fornisce anche un report con dei consigli di miglioramento in base alle criticità rilevate. È stata una full immersion nella sostenibilità in tutte le sue sfaccettature, da cui sono riemersa ogni tanto per dare una mano nella parte commerciale e di sviluppo del Comitato Scientifico. Ora Ecomate sta spostando gradualmente il focus dalle attività di sviluppo alla commercializzazione. Siamo pronti per aiutare tantissime aziende a fare della sostenibilità un vantaggio competitivo.

Nonostante io sia soltanto all’inizio del mio percorso imprenditoriale, sento di avere già accumulato una quantità incredibile di esperienze. L’ultimo anno è stato denso di sfide e opportunità tra il lavoro con Ecomate, un’esperienza in una startup belga nel contesto di un progetto dell’EIT (European Institute of Innovation and Technology) e il percorso di Eni Joule. Sono convinta di essere sulla strada giusta, e sento di avere anche la giusta carica per contribuire alla messa a terra del progetto Bettery.

Q: Grazie per l’intervista e complimenti per la vittoria dell’hackathon finale del percorso Eni Joule! Nel salutarvi vi chiediamo un’ultima cosa: ora cosa vi aspetta?

M: Sicuramente ora dobbiamo capire come procedere in maniera spedita verso la commercializzazione di Bettery e quindi lavoreremo duro per sviluppare la piattaforma informatica e tutte le attività connesse, come ad esempio organizzare la parte di test e tracciabilità delle celle.

S: Il premio per la vittoria dell’hackathon consiste nel supporto di e-Novia per lo sviluppo di un prototipo, anche per questo motivo il focus sarà sulla parte tecnologica. Nel frattempo porteremo anche avanti i primi contatti che abbiamo avuto con potenziali fornitori e clienti business.

M: Il team è carico e insieme a Federico, che è già impegnato a tempo pieno su Bettery, e Umberto, che si occupa della parte commerciale, siamo sicuri che possiamo continuare a crescere e onorare al meglio la nostra vittoria e il supporto di grandi realtà come Eni, e-Novia e ovviamente.. Seedble!

Se vuoi rivedere l’intervista con il team Bettery ecco il video:

Eni Joule: l’atto finale e la vittoria del team Bettery

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