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Auto del futuro, innovazione o impegno collettivo?

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Auto del futuro, innovazione o impegno collettivo? Da cosa dipenderà il settore dell'automotive nei prossimi anni?

Uno dei temi del momento riguarda sicuramente il settore dell’automotive e il passaggio a fonti energetiche alternative. Da una parte, come ben sappiamo, l’era dei carburanti fossili sta volgendo al termine; dall’altra la sostenibilità ambientale non è più qualcosa da prendere alla leggera, ma è diventata un’urgenza per tutta l’umanità. Per questo decine di scienziati sono a lavoro su quella che sarà l’auto del futuro, ripiegando essenzialmente su due fronti: l’elettrico e l’idrogeno.

automobile del futuro impegno collettivo - spremute digitali
Tra impegno collettivo e innovazione: come sarà l’auto del futuro?

Secondo gli esperti del settore il futuro dell’automobile è sicuramente elettrico; per questo le ricerche attuali sono orientate verso batterie sempre più capienti e meno inquinanti, verso centraline di ricarica rapida, pannelli solari.

Sono della stessa idea molte delle personalità più importanti al mondo, tra cui Elon Musk con la sua Tesla; Bill Gates; Joe Biden; Leonardo Di Caprio.

Ma se da una parte i ricercatori sono a lavoro per concretizzare questo cambiamento, dall’altra occorre che i governi siano coesi e si occupino di misure reali per agevolare il più possibile la transizione all’elettrico, senza ovviamente gravare troppo sulle tasche e sui bisogni dei consumatori.

La “battaglia”, quindi, si combatte su due fronti: con la scienza che ha la responsabilità di trovare soluzioni concrete e sostenibili; la politica che, invece, ha il dovere di fare quanto in suo potere per attuare queste soluzioni nella vita di tutti i giorni.

Poi, ovviamente, ci sono anche le persone che devono essere parte del cambiamento scegliendo soluzioni che siano il meno possibile impattanti sul pianeta.

L’auto del futuro sarà elettrica? Numeri a confronto

auto del futuro - spremute digitali
Automobile del futuro elettrica, sì o no?

Solo nel 2021 il mercato delle auto elettriche, quindi ibride o completamente a batteria, è cresciuto di oltre il 12%. Ottimisticamente parlando, si arriverà al 50% entro il 2026; questo se, chiaramente, aumenterà l’offerta delle case automobilistiche e gli incentivi statali.

Al momento, comunque, parliamo di un buon risultato; certo, ancora piuttosto lontano dall’abbattimento completo delle emissioni di CO2, ma comunque ci troviamo davanti a numeri decisamente incoraggianti, che fanno ben sperare.

Dagli accordi stipulati con il Green Deal, l’Europa dovrebbe arrivare a ridurre le emissioni del 90% entro il 2043; mancano circa 20 anni è vero, ma l’obiettivo può concretizzarsi se, e solo se, continuerà la collaborazione a 360° tra governi, cittadini e case produttrici.

Inoltre 15 paesi hanno firmato un accordo per lo stop ai combustibili fossili entro i prossimi anni (ottimisticamente il 2035), cosa che dovrebbe accelerare ancora di più la diffusione di soluzioni alternative. Per cui non sorprende che in molti vogliano pigiare l’acceleratore della transizione elettrica, in modo da arrivare con largo anticipo al giorno in cui non sarà più possibile circolare con i vecchi combustibili inquinanti.

Quali priorità per i consumatori?

Una delle priorità al momento è che le auto elettriche raggiungano il prezzo e l’efficienza di quelle tradizionali.

In termini di efficienza, più o meno, abbiamo raggiunto un livello abbastanza buono; per quanto riguarda il prezzo, per il momento, acquistare un veicolo elettrico costa molto di più di uno “classico”. Ad onor del vero di recente si è abbassato di molto il prezzo delle batterie per auto, ma secondo gli esperti, bisognerà aspettare almeno un altro decennio prima di vedere un abbassamento ancor più sostanzioso. Oppure, bisognerà aspettare che la penetrazione dei veicoli non inquinanti arrivi dal 40% in su. 

Ottimisticamente parlando, entro il 2035 il 50% dei veicoli su strada sarà elettrico. Un ottimo risultato, certo, ma comunque non possiamo trascurare l’altro 50% che sarà ancora costituito da veicoli che utilizzano carburanti tradizionali. Per questo sarebbe opportuno cercare di fare quanto più possibile per agevolare il passaggio, in modo da anticipare i tempi e permettere a chiunque di comprare un veicolo elettrico.

Per questo c’è bisogno di un maggiore impegno da parte di tutti i governi affinché possano rafforzare gli incentivi per la sostenibilità ambientale e, magari, sanzionare i veicoli più inquinanti. Allo stesso tempo, però, occorre anche la collaborazione da parte delle case produttrici che mettano in piedi il più velocemente possibile una produzione orientata sull’elettrico e con una scelta di modelli più cospicua. 

L’auto del futuro sarà elettrica? Al momento sembra l’alternativa migliore, ma non di certo l’unica.

L’idrogeno potrebbe essere una valida alternativa per le auto del futuro?

Sono in molti, invece, a vedere nell’idrogeno una validissima alternativa sia ai carburanti fossili che ai motori elettrici.

Partiamo subito col dire che l’idrogeno è uno degli elementi più presenti nell’universo; per questo non stupisce che sia considerato realmente come una delle alternative al cambiamento climatico già da diversi anni.

Tuttavia, produrre idrogeno a sufficienza per poter alimentare un alto numero di veicoli, potrebbe essere una soluzione addirittura più inquinante dei carburanti fossili; questo perché si utilizza ancora il gas naturale o il carbone. Quindi se produrre questo prezioso combustibile facesse aumentare ancora di più i livelli di CO2, è chiaro che non si può considerare una forma di energia pulita.

Eppure sono molte le casa automobilistiche che vedono in questo nuovo elemento il futuro dell’automotive, soprattutto per quanto riguarda il servizio pubblico e il trasporto su gomma. Non possiamo trascurare, poi, il trasporto su rotaia che, già da qualche anno, starebbe andando in questa direzione influenzando anche l’aviazione.

Comunque l’idrogeno fa parte anch’esso dei piani di Joe Biden per un futuro più sostenibile; questo grazie a un corposo investimento che permette a molti ricercatori di lavorare a nuove tecnologie.

Oltretutto questo carburante permetterebbe un rifornimento molto più veloce, rispetto al processo di ricarica di un’auto elettrica, cosa che agevolerebbe di molto l’utilizzo commerciale o i servizi pubblici di mobilità.

Nonostante questi vantaggi, però, la produzione di idrogeno non è ancora riuscita ad abbattere l’inquinamento ambientale; questo perché le tecniche produttive sono legate a materie prime inquinanti. Tuttavia, anche su questo punto gli esperti sono ottimisti, e contano di riuscire a realizzare carburante pulito entro i prossimi anni, portando ancora di più all’attenzione di tutti la grande risorsa che è l’idrogeno.

La tecnologia può davvero ridurre le emissioni di CO2?

la tecnologia riduce davvero la co2 - spremute digitali
La tecnologia aiuta davvero a ridurre le emissioni di CO2?

Domanda retorica, ovviamente la risposta è “sì”, ma la tecnologia da sola non basta perché, come abbiamo visto, serve uno sforzo congiunto. Ovviamente non si può nemmeno solo parlare di “auto del futuro”, ma bisogna andare molto oltre.

Se da una parte il progresso può essere un grande aiuto per arrivare alla tanto sognata sostenibilità ambientale; dall’altra serve l’impegno delle persone nell’accettare i cambiamenti e, ovviamente, utilizzarli al meglio.

Vogliamo ridurre il 100% delle emissioni entro il 2050? E allora dobbiamo iniziare a lavorare tutti insieme già da adesso. Come? Scegliendo fonti di energia alternative; cercando di ridurre il nostro impatto sul pianeta; realizzando tecnologie in grado di non gravare ulteriormente sulla Terra già fortemente provata dalla presenza dell’uomo.

Potrebbe essere un obiettivo complicato da raggiungere, è vero, ma ne va della sopravvivenza di tutti ed è necessario che ognuno faccia la propria parte.

Al momento i più attenti a questo tema sembrano essere i giovani che in ogni parte del globo si stanno mobilitando per salvare il pianeta.

I governi sono ancora piuttosto vincolati alle vecchie dinamiche produttive, con incentivi timidi e agevolazioni ancora insufficienti per sostenere la transizione.

Il mondo della scienza, invece, è spaccato in due tra chi ritiene che l’ambiente sia una priorità e chi, invece, sostiene che la Terra sia ancora in ottime condizioni. 

A prescindere dal “semplice” giusto o sbagliato, è chiaro che la sostenibilità non è ancora un priorità per tutti se non per le nuove generazioni. Per questo il futuro deve essere affidato a loro e alla forza delle loro idee che possono fare realmente la differenza a prescindere da tutto il resto.

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