Corporate Innovation

Resilienza organizzativa, lo slancio per il futuro inizia dai momenti critici

resilienza organizzativa

Introdurre la resilienza organizzativa in azienda per affrontare le sfide del tempo e approcciarsi al cambiamento in prospettiva futura.

Nei mesi passati il termine “resilienza” è tornato alla ribalta perché, a causa del Covid, la capacità delle persone di adattarsi a qualsiasi cambiamento è diventata una prerogativa indispensabile per uscire indenni (fisicamente e psicologicamente) agli stravolgimenti in atto.

Adattarsi ai tempi che corrono, però, non è stata solo una prerogativa delle persone; anche le aziende hanno dovuto “rispolverare” il loro concetto di resilienza organizzativa, ripensando completamente i propri modelli in funzione di questa situazione così avversa che tutti abbiamo vissuto. In questi termini l’adattamento ha permesso alle attività commerciali di prendere una criticità, osservarla, riorganizzare il proprio assetto e trasformare un problema in un’opportunità.

Da questo punto di vista appare evidente che l’emergenza sanitaria ancora in corso ha portato le aziende a spingere l’acceleratore della digitalizzazione, potenziando tutte quelle situazioni lavorative che hanno portato a un rafforzamento del Modern Workplace e dello Smart Working.

Adattarsi alla pandemia ha significato per le aziende ridisegnare completamente i propri confini e le proprie priorità in modo che questo avversario invisibile non mettesse completamente KO l’economia. Ovviamente a cambiare sono stati anche i lavoratori che, (ri)scoprendo e adattandosi ai nuovi paradigmi lavorativi, sono stati in grado di trarne beneficio al punto che, difficilmente, torneranno indietro alla fine dell’emergenza.

Diciamoci la verità, il cambiamento era già nell’aria. Già negli anni passati le aziende e i lavoratori hanno iniziato a percepire il bisogno di nuovi modelli organizzativi. A marzo 2020, poi, con il primo lockdown è arrivata “l’occasione” di rispondere a un cambiamento imprevisto in maniera efficace e, nonostante il trauma iniziale, è stato possibile resistere ed adattarsi a questo nuovo mondo.

Ci è stato chiesto di fronteggiare situazioni avverse mai esplorate, di riorganizzare le competenze e il lavoro partendo da una difficoltà e da un cambiamento inaspettato che ha portato tutti allo stremo delle forze. Eppure molte aziende sono ancora qui, questo “semplicemente” perché la loro risposta allo stress di un preciso momento, è stata più efficace e più resiliente di altre realtà.

Dopo un anno e mezzo, quindi, non sorprende il fatto che anche il piano del Governo, chiamato Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, contenga al suo interno un riferimento a questo spirito di adattamento che ha permesso a molti di resistere positivamente a un evento estremamente negativo, uscendone più forte e con nuove competenze che, molto probabilmente, lo porteranno indenne verso il futuro. In quest’ottica anche l’Italia avrà bisogno di (continuare) a lavorare sulla propria resilienza per riorganizzarsi e ripartire in vista del futuro post-pandemico che tutti ci aspettiamo arrivi al più presto.

Cosa vuol dire resilienza organizzativa? Che cos’è la resilienza?

Tornando al termine resilienza organizzativa, puro e semplice, ci sono due scuole di pensiero che lo identificano e lo definiscono: la prima è quella che lo vede come una sorta di capacità di “rimbalzare” a seguito di un evento inatteso. Il rimbalzo identifica un movimento frenetico che però, alla fine, generalmente riporta alla posizione di partenza dopo uno stress fisico. In questo modo però si tende a sottolineare una capacità abbastanza rapida di riprendere il controllo delle situazioni e tornare alla situazione iniziale in maniera abbastanza normale.

Dall’altro punto di vista invece la resilienza organizzativa va molto più in là del semplice “ripristino” di una situazione di partenza dopo una o più criticità e include, invece, la capacità di sviluppare e apprendere nuove capacità che, partendo da un problema, sono in grado di generare nuove e più grandi opportunità.

Nel caso appena discusso dell’emergenza sanitaria, probabilmente è più opportuno fare riferimento a questa seconda casistica che ha permesso a molte aziende di reinventarsi e ripartire nella scalata verso il futuro con rinnovata energia e rinnovato ottimismo.

L’idea è quella di porre l’accento sul fatto che questa situazione ha permesso alle aziende, e ovviamente alle persone, di “rifiorire” in prospettiva di nuove sfide e nuovi cambiamenti, che hanno portato tutti a reinventarsi e riorganizzarsi in modo da sfruttare lo stato attuale delle cose per andare incontro alle sfide del futuro con nuove competenze e nuove capacità.

Il Covid-19, come molte altre tragedie prima di esso, ha messo aziende e lavoratori di fronte alla realtà dei fatti. Una realtà sicuramente non delle migliori, certamente senza nessuna sicurezza ma comunque l’unica prospettiva per il futuro a disposizione. È paradossale come per cambiare le cose sia servita una scossa di tale portata, eppure grazie ad essa niente sarà più come prima e per certi settori è assolutamente un fattore positivo.

Resilienza: oltre i luoghi comuni e verso le dinamiche aziendali

Per molte persone il termine “resilienza” è un qualcosa che nell’ultimo periodo è diventato una specie di meme, con tutte le varie prese in giro sul web più o meno improbabili. A prescindere da queste digressioni divertenti occorre a questo punto definire in che modo sia possibile introdurre il concetto di resilienza all’interno di un’azienda e come svilupparla nei modi e nei tempi più appropriati.

Diciamo che nella maggior parte dei casi non è un processo immediato e occorrono mesi, se non anni per preparare la struttura organizzativa del proprio business e accogliere queste novità. Chiaramente, se non ci fosse di mezzo una pandemia che ha cambiato le carte in tavola nel giro di pochi mesi.

Per prima cosa è necessario cambiare la mentalità, il mindset di chi lavoro all’interno dell’azienda e preparare ai nuovi modelli che faranno parte dell’adattamento stesso. Allo stesso tempo occorrerà essere naturalmente predisposti a questi adattamenti in maniera tale da essere più ricettivi nei loro confronti. Non è un caso che le aziende che sono riuscite più velocemente in questo adattamento siano quelle più affini alle nuove tecnologie e quelle più attente anche ai minimi cambiamenti.

Come abbiamo già detto, il Covid-19 non è stata la prima criticità della storia che il genere umano si è trovato ad affrontare; a fronte di tutte le trasformazioni epocali che hanno stravolto la nostra esistenza, costringendoci a migliorare, si può dire che uno dei fattori più importanti della resilienza organizzativa è l’esperienza e il proprio bagaglio culturale che nel tempo ci ha insegnato ad adattarci a tutto ciò che si rende necessario per la propria sopravvivenza.

Resilienza e resistenza vanno a braccetto ed entrambe si rinsaldano con l’esperienza e la conoscenza personale che bisogna necessariamente condividere e tramandare.

Per questo si dice che l’approccio migliore per affrontare le sfide del tempo sia quello di approcciarsi a innovazione e cambiamenti non per il breve periodo, ma in prospettiva futura, riorganizzandosi in vista di ciò che verrà dopo. In sintesi si vuole dire che per arrivare indenni verso i cambiamenti del domani, si deve fare obbligatoriamente affidamento all’esperienza e alla conoscenza di oggi.

Introdurre la resilienza organizzativa in azienda

Andiamo a vedere quali sono i passaggi che un’azienda dovrebbe seguire per lavorare al meglio sul concetto di resilienza in azienda e all’interno della propria realtà lavorativa.

  1. Sviluppa un’organizzazione aziendale dinamica;
  2. Cerca di far diventare il resilienza organizzativa;
  3. Gestisci il carico di lavoro dei dipendenti in maniera appropriata;
  4. Impronta il budget dell’azienda verso il cambiamento;
  5. Ripiega su processi di gestione più flessibili e meno rigidamente legati a vecchi protocolli;
  6. Trova collaboratori di talento o assicurati di rimodellare la forza lavoro in funzione dei nuovi bisogni dell’azienda e dei cambiamenti in corso. In poche parole bisogna investire in formazione e in tutte quelle tecniche di condivisione della conoscenza in modo da rafforzare le competenze dei tuoi dipendenti;
  7. Progetta il tuo lavoro in modo reattivo;
  8. Sviluppa una migliore comunicazione tra dipendenti;
  9. Promuovi cooperazione e condivisione;
  10. Presta attenzione ai bisogni dei tuoi collaboratori.

Insomma appare evidente come al concetto di “resilienza” siano affiancati altri concetti fondamentali come la flessibilità, l’agilità dei processi, l’attenzione verso i bisogni dei dipendenti, la comunicazione e la collaborazione; tutti punti cruciali che il concetto di modern workplace sta affrontando già da moltissimo tempo, ma che solo nell’ultimo anno sono diventati realmente predominanti.

A fronte di tutto quello di cui abbiamo parlato fino a questo punto, appare ormai evidente che la resilienza non può essere più solo una scelta arbitraria, ma deve necessariamente essere una prova di forza concreta che ogni azienda deve affrontare per muoversi sin da ora verso il futuro. In quest’ambito molto spesso il fallimento non è contemplato e scegliere di non adattarsi (o di non volersi adattare) non è sicuramente la mossa più saggia per chi gestisce un business e lavora costantemente per il suo sviluppo.

Resilienza organizzativa, lo slancio per il futuro inizia dai momenti critici

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