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2020 The big reset: 5 driver per ripartire

trend topic da seguire 2021

Fare previsioni sul nuovo anno è complesso, il mondo in cui viviamo cambia continuamente. La certezza sono questi 5 driver, i trend topic da cui ripartire.

Il 2020 si è concluso. Molti l’hanno odiato. In tanti lo ringrazieremo tra un po’. C’è chi invece già lo sta facendo. In questo articolo provo a sintetizzare 5 trend topic che consiglio vivamente di seguire e approfondire. Prenditi sei minuti del tuo tempo per farti ispirare e magari trasformare le tue intuizioni in progetti.
Fare previsioni è complicato quando capiamo che il sistema che stiamo cercando di analizzare è particolarmente complesso. Troppe variabili interconnesse, poca chiarezza ed elevata ambiguità dei fenomeni. Siamo dinanzi a un sistema dinamico condizionato dalla minaccia ambientale e da sfide rilevanti che impattano e modificano costantemente il quadro socio-economico.
Il 2020 ha lanciato un forte segnale su come immaginare il futuro, mettendo a dura prova la reattività al cambiamento delle persone ma, soprattutto, il sistema capitalista che mostra le prime serie falle. L’Italia, paese fermo al secolo scorso e – in alcuni casi al Medioevo – ha sofferto questo suo”immobilismo” diffuso, al punto da far sembrare processi e approcci antichi, piuttosto che obsoleti. Tuttavia, i vari tentativi di accelerare un percorso di trasformazione digitale di un’intera nazione e recuperare il gap accumulato nel tempo è da considerare apprezzabile, oltre a essere un chiaro messaggio di speranza e ripartenza.
Da qui si ricomincia. Dalla consapevolezza che il mondo sta cambiando sul serio e che fenomeni come il Covid-19 saranno sempre più frequenti se non impariamo a maneggiare con cura il nostro pianeta: un invito all’azione per governi e organizzazioni che hanno l’imperativo di proteggere le proprie persone.

Da dove ripartire ora? 5 trend topic da seguire

La pandemia ci ha insegnato una cosa: siccome il futuro è incomprensibile, non so cosa potrà succedere, quindi meglio avere un piano B. Uno valido però. Dunque, cerchiamo di capire quali sono i driver da seguire.

Humanity oriented approach

Il tema del Climate Change sarà la narrativa dominante. Raggiungeremo il picco di emissioni globali in questa decade. Il rinnovabile non è sufficiente e i processi di decarbonizzazione richiedono tempo. Al centro non c’è un mondo più green, ma la sua – e la nostra – sopravvivenza.
Le organizzazioni devono essere necessariamente progettate e proiettate per un futuro più sostenibile, non solo dal punto di vista ambientale. Apertura, fiducia, collaborazione, trasparenza, chiarezza, integrità, sostenibilità sono i valori su cui basare organizzazioni focalizzate sul collettivo, non sul singolo. L’umanità prima dell’essere umano. Il purpose prima del profitto. Abbiamo scoperto che da soli non andiamo da nessuna parte, pertanto dobbiamo aprirci a nuovi approcci e paradigmi sostenibili. La “Coalescence Innovation” ad esempio sintetizza un paradigma di innovazione basato sulla risoluzioni dei bisogni sociali, seguendo un approccio partecipativo e incrementale.
Dopo aver atteso per anni che le organizzazioni facciano le scelte giuste e cambino le cose, è ora di diventare quel cambiamento.

Healthy business

La salute di tutti noi è prioritaria. Senza di essa possiamo fare ben poco e l’abbiamo capito con la pandemia. Gli investimenti dei governi in sanità sono aumentati e, inevitabilmente, aumenteranno in futuro con azioni per sensibilizzare le persone circa la prevenzione e la cura di se stessi. Al tempo stesso, ognuno di noi ha compreso l’importanza di vivere esperienze “più sane”: luoghi puliti e sanificati, interazioni minime e selezionate, cibo più sano e ambienti sicuri. Gli standard qualitativi sono cambiati, innalzando l’asticella delle aspettative.
Oggi l’etichetta “covid-free” attira l’attenzione come un tempo lo era l’assenza di olio di palma. I business devono essere più healthy, con prodotti, servizi e soluzioni concepiti per garantire il benessere delle persone.
Qui un video interessante da vedere dal TEDxBrighton su come costruire un Workplace più Healthy e felice

Hybrid dimension 

Il Covid ha condizionato le nostre vite e per sempre cambiato l’esperienza di ognuno di noi nelle vesti di cliente, lavoratore, cittadino e individuo. “Se posso farlo online, lo farò“. La “scoperta” del digitale ha dato un’accelerata allo sviluppo di processi e tecnologie influenzando il modo in cui comunichiamo, lavoriamo, impariamo e consumiamo.
L’AI sarà ovunque per rendere tutto smart e automatizzato, il 5G aumenterà la nostra fame di connettività e i crescenti investimenti in tecnologie immersive (AR, VR, XR) ci spingeranno verso nuovi standard di interazione.
Gli eventi, siano essi festival, concerti, riunioni o conferenze business, dovranno esser pensati garantendo la duplice interazione: reale fisica, digitale virtuale. Il lavoro in presenza appartiene al passato, la totale remotizzazione è solo per pochi. La dimensione ibrida sarà una prerogativa e le aziende devono lavorare su strategie immersive ripensando le modalità di creazione ed erogazione dei contenuti.
Unica raccomandazione: particolare attenzione alla sicurezza dei dati. La moltiplicazione e frammentazione dei touchpoint amplifica la vulnerabilità.

Homelike office

L’affermazione “Se posso farlo online, lo farò” non significa che l’online è l’unico modo per farlo. Il luogo fisico e il luogo virtuale si integrano (vedi punto precedente). Il luogo virtuale ci porta su altre dimensioni dell’interazione, il luogo fisico, invece, esalta le relazioni e il valore sociale della connessione.
Prendiamo ad esempio l’ufficio. Si è sempre parlato di “morte dell’ufficio” con il telefono, con il fax, con i pc, con internet, ma l’ufficio è sempre lì. L’ufficio svolge una funzione sociale chiave (conoscenze, esperienze, contrasti, successi), ma nel tempo si è data poca importanza a questo suo ruolo, diventando invece un posto in cui imprigionare lavoratori e spremerli chiedendo miriadi di email e pochi sorrisi.
Gli ambienti di lavoro stanno cambiando (sarebbe dovuto succedere già da tempo) con spazi progettati in maniera più funzionale e confortevole, per accogliere le esigenze di chi li vive e soddisfare le nuove modalità di lavoro (vedi punto precedente). Tale fenomeno non interessa solo l’ufficio, ma anche la propria abitazione che, inevitabilmente, prende nuove forme e caratteristiche.
Nella ricerca di un nuovo equilibrio c’è un’unica certezza: pretendere di far tornare le persone negli uffici, se l’ufficio è quello del 2019 è pura follia.


Leggi anche l’intervista a Qubo, l’app che arreda automaticamente gli ambienti con l’AI


Hyper-connected world

Tutto ruota intorno alle tecnologie. Se abbiamo finalmente compreso che molte azioni possiamo svolgerle attraverso una connessione internet, è altrettanto rilevante trasformare la connessione internet come una commodity al pari del pane e dell’acqua.
La remotizzazione del lavoro ha spinto tante persone a mettere in discussione la vita di città rivalutando la possibilità di trasferirsi in borghi o zone più “rurali” (effetto collegato ai precedenti punti). Tale processo, tanto naturale quanto non di immediata e facile applicazione, consente di equidistribuire la popolazione sul territorio nazionale: da una parte le città respirano dopo l’urbanizzazione violenta degli ultimi decenni, potendo finalmente definire piani di intervento più mirati e funzionali alle esigenze del cittadino. Dall’altra parte – con i dovuti investimenti infrastrutturali (internet, trasporti e servizi) – i borghi ritornano a nuova vita riportando lo splendore della nostra Italia, il Paese dei popoli. Un nuovo Rinascimento ci aspetta.
Il 2020 è l’anno del Big Reset. Molti l’hanno odiato. In tanti lo ringrazieremo tra un po’. C’è chi, invece, già lo sta facendo. Si tratta di punti di vista. Questo ce l’ha insegnato la storia: non tutti vedono un periodo di crisi come un’opportunità per distinguersi. Buona ripartenza!

2020 The big reset: 5 driver per ripartire

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