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Roboat III, il nuovi veicolo i-tech studiato per gli ambienti acquatici

Roboat

Roboat III, il nuovi veicolo i-tech studiato per gli ambienti acquatici. La nuova idea che potrebbe cambiare la vita delle città fluviali

Nel 2016, un progetto di ricerca che cercava di sfruttare i corsi d’acqua di Amsterdam utilizzando navi autonome per il trasporto di persone e merci. Questi cosiddetti Roboats hanno subito una serie di riprogettazioni negli anni e, ora, sono approdati alla versione finale. Parliamo di un veicolo d’acqua a navigazione automatica su vasta scala che sembra pronto per essere messo al lavoro.

Il Roboat è stato originariamente concepito come una sorta di soluzione di infrastruttura pubblica portatile tanto quanto una forma di trasporto; le prime versioni erano progettate per fungere da piattaforme galleggianti in grado di estendere le coste o addirittura formare ponti galleggianti. Oggi sono diventate più intelligenti e agili e sono in grado di attraccare insieme e organizzarsi in diverse disposizioni.

L’anno scorso, gli sviluppatori del Roboat del Computer Science and Artificial Intelligence Laboratory, del MIT e dell’Amsterdam Institute for Advanced Metropolitan Solutions hanno presentato un prototipo abbastanza grande per trasportare passeggeri. Questa versione è equipaggiata con una tecnologia di navigazione avanzata.

Il nuovo Roboat III è lungo quattro metri, può trasportare cinque passeggeri ed è controllato dalla stessa tecnologia di navigazione che coinvolge LiDAR; GPS e una suite di telecamere per creare un’immagine a 360 gradi dell’ambiente circostante. Per aiutare nella navigazione, i dati raccolti su ostacoli e potenziali collisioni dai sensori vengono inviati a un algoritmo di controllo che a sua volta fornisce istruzioni al sistema.

Roboat III, come se la cava tra i canali di Amsterdam?

Il Roboat III è dotato di uno scafo adattabile che consente di attivare e disattivare i ponti superiori a seconda del lavoro da svolgere. Quindi, mentre può essere dotato di cinque posti a sedere; può anche essere dotato di un piano calpestabile per movimentare merci, raccogliere rifiuti o formare una piattaforma galleggiante per scopi infrastrutturali.

Al momento l’idea degli sviluppatori è quella di lasciare operare il robot in “piena autonomia”; certo entrano in gioco tante dinamiche relative alla sicurezza e quant’altro che (per adesso) confermano la notizia di un centro di controllo con un operatore sempre pronto a intervenire.

Il team ha già schierato due Roboat su larga scala ad Amsterdam e ora sta valutando le prove pubbliche della tecnologia.

Amsterdam è il punto di partenza perfetto, con la sua rete capillare di canali che soffrono di sfide contemporanee, come la mobilità e la logistica; per questo il Roboat viene testato proprio in questa città, per valutare la sua vera autonomia e studiare i suoi comportamenti in un ambiente a mobilità ridotta, con percorsi prestabiliti e potenziali ostacoli.

Come già detto, al momento ci sono solo due veicoli che operano in città; ma l’azienda conta di estendere il progetto a tutte le maggiori città fluviali del mondo.

Roboat III, il nuovi veicolo i-tech studiato per gli ambienti acquatici

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