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Facebook e l’indagine del Wall Street Journal: cosa c’è di vero?

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Facebook e l’indagine del Wall Street Journal: cosa c’è di vero? Le risposte dell'azienda alle accuse del celebre quotidiano

Antigone Davis, responsabile globale della sicurezza di Facebook, testimonierà davanti al Senato. La società è chiaramente preoccupata soprattutto a causa di alcune ricerche interne su come gli adolescenti sperimentano Instagram; alcune delle quali riprendono direttamente l’indagine del Wall Street Journal.

Insieme ai dati interni, l’azienda ha anche pubblicato anche diverse annotazioni “personali”. Dalla parte di Facebook: il Wall Street Journal ha sopravvalutato la misura in cui la salute mentale delle ragazze adolescenti è influenzata da Instagram 

Le annotazioni dell’azienda segnalano errori nei grafici; riformulano gli argomenti e si preoccupano di notare che “i metodi impiegati nello studio sono di natura percettiva e non sono adatti a dedurre come Instagram influisce su questi cambiamenti”. 

Il social sostiene ripetutamente che si trattava di studi interni, presentati con contesto e informazioni aggiuntive, e che leggerli come fatti provati significa fraintenderli.

Gli studi condotti dai ricercatori di Facebook, sono stati progettati per essere utili in senso direzionale per i team di prodotto piuttosto che scientificamente credibili per il consumo pubblico. Inoltre tutti i risultati si baserebbero interamente sulle percezioni dei partecipanti e non sono progettati per valutare le affermazioni causali tra Instagram e salute/benessere. 

La diatriba tra Facebook e il Wall Street Journal

Ovviamente Facebook non ha fornito dati contrari, optando per gettare acqua fredda sulle informazioni pubbliche piuttosto che offrire qualcosa di meglio. La società ha affermato che i dati del sondaggio includevano solo quegli utenti che avevano segnalato di aver avuto momenti difficili o problemi di salute mentale; quindi, hanno sovrastimato la maggior parte dei risultati, rispetto a uno studio sulla popolazione complessiva di Instagram.

Il team del social ha detto più volte di investire molto in questa ricerca per identificare dove è possibile migliorare la propria piattaforma. 

Facebook ha sostenuto che il Journal ha travisato i suoi dati e ha condiviso i report con il Congresso prima dell’udienza di Davis per dimostrarlo. Apparentemente l’azienda ha anche condiviso tali documenti subito dopo aver ricevuto l’avviso dal Journal che prevedeva di pubblicare ancora più documenti su cui si basava la segnalazione di Facebook Files. 

Insomma la risposta del celebre social al Wall Street Journal sembra abbastanza chiara; adesso la parola passerà al Senato che si occuperà (forse) una volta per tutte di mettere la parola fine a questa vicenda

Facebook e l’indagine del Wall Street Journal: cosa c’è di vero?

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