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L’email è morta, Skype è morto e anche le To-Do list non stanno troppo bene

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Email e Skype sono veramente morti? E le to do list? Una cosa è certa: non è più il tempo di una comunicazione aziendale monodirezionale o top down.

L’email? Un ottimo esercizio quotidiano di discernimento tra potenziale spam e conversazioni in cc di cui siamo ignari spettatori. Skype? Rischiamo di parlare per ore salvo poi accorgerci che l’interlocutore non ci sente o la nostra connessione ci trasforma in perfetti sillabanti. Le To-Do List? In questo momento suppongo avrai almeno 15-20 task ancora da completare, vero? Queste sono ovviamente delle provocazioni. È però un dato di fatto che la comunicazione aziendale e l’operatività all’interno delle aziende negli ultimi tempi sia cambiata radicalmente, soprattutto nell’ultimo periodo segnato dal Covid-19.

Secondo una ricerca condotta dal Centre for Employee Relations and Communication (Cerc) dell’Università Iulm di Milano, il ruolo chiave della comunicazione interna è notevolmente aumentato durante quest’anno di pandemia, e il cambio di approccio adottato da molte imprese avrebbe contribuito ad indirizzare gli sforzi dell’intero personale verso il superamento delle situazioni difficili.

Una comunicazione però rimasta impersonale, mediata tramite strumenti digitali, che se non adeguatamente configurati e implementati, rischia di trasformarsi in ricettacolo di fraintendimenti e ritardi di consegna.

Diverse percezioni di una stessa pandemia

Secondo i manager intervistati, con la pandemia le aziende hanno iniziato ad attuare maggiormente strategie di tipo risolutivo, e, in particolare, avrebbero prevalso iniziative mirate a far conoscere le misure a tutela dei collaboratori, ad incrementare la loro connessione per programmare la ripresa e a far conoscere il contributo fornito al sistema paese per superare l’emergenza.

Per i collaboratori, invece, sono state maggiori le azioni difensive tese a ridurre la gravità della situazione sanitaria, a lamentare lo scarso supporto ricevuto dalle istituzioni e a rimandare eventuali scelte non fondamentali.

Trasformare la distanza in vicinanza

Con la forte crescita dello Smart Working, poi, l’interazione digitale richiederà di superare nuove sfide per salvaguardare e in alcuni casi rafforzare la coesione interna, la relazionalità tra i dipendenti e il supporto offerto dall’azienda (o quantomeno percepito).

Un periodo difficile come quello che stiamo vivendo ha inoltre reso gli employees più sensibili alla sincerità dei messaggi e all’autenticità della comunicazione aziendale, con particolare attenzione a sentimenti di appartenenza e solidarietà sociale.

Il web diventa sempre più centrale nella comunicazione, e superare il muro divisorio dei nostri schermi non è più un invito morale, ma un vero e proprio pre-requisito funzionale! Dunque ben venga ogni strumento che permetta di abbattere le distanze e sopperire a quelle interazioni miste di verbalità e fisicità tipiche del lavoro in presenza. È necessario dotarsi di strumenti che sappiano adattarsi ai tempi ormai fulminei che viviamo, ai cambiamenti repentini che ci aspettano, ma anche alle consuetudini operative dell’organizzazione, ai suoi processi e alle sue necessità.

Dunque meglio prestare cura nel veicolare i messaggi nel miglior modo possibile, favorendo la naturale interazione tra le persone. A tal scopo, anche i metodi comunicativi più “tradizionali” possono risultare ancora utili.

Ma se l’email, skype e tutti gli strumenti finora noti possono tirare un sospiro di sollievo in questo mondo ormai mutato, una cosa rimane certa: non è più il tempo di una comunicazione aziendale “top-down” o monodirezionale.


Per approfondire l’argomento della comunicazione aziendale a distanza guarda la Video Spremuta con Dario Saramin di WhataWorkplace.

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