Personal Empowerment

Chi ha paura del pubblico? Come trovare la propria dimensione discorsiva

Paura del pubblico

Per una persona timida è particolarmente difficile sentirsi accettati ad uno speech: è importante conoscere il terreno per avere meno paura.

Parliamoci chiaro, e già così fa ridere perché effettivamente se siamo qui è per discutere di questo, la maggior parte di noi vive nel terrore di dover parlare davanti ad altre persone.

Fare una presentazione, per chi è un po’ timido o timorato del giudizio altrui, può essere uno degli incubi lavorativi più plausibili di tutti.

Sono sicuro che molti possano sentirsi stupidi o impreparati a parlare in pubblico, e questa potrebbe diventare velocemente una ossessione.

Ecco, queste persone generalmente non si accorgono di quelle che sono le parti importanti che servono a costruire un discorso.

Quando si pensa di dover ripetere a manetta un discorso complicato e pieno di costruzioni macchinose, è normale sentirsi ansiosi e impacciati, anche perché in quel caso il pubblico davvero è li ad annoiarsi.

Proviamo a cambiare questa prospettiva.

Sei li per metterti in contatto con loro, prima ancora di quello che dici, sei li per permettere a loro di capire qualcosa e per farlo, devono per forza passare attraverso di te.

Tu non sei il fenomeno da baraccone che sta li per intrattenere il prossimo.

Sei li perché senza di te non avrebbero modo di accedere a determinate informazioni, se ti metti in contatto con loro, devi partire dal presupposto che desiderino che tu parli, e quindi, insomma, non farti pregare e parla.

La domanda ora è:

Come ci si mette in contatto con i propri interlocutori?

Di Ciao.

Per favore, almeno provaci, c’è gente che davvero si dimentica, ringrazia di essere li, saluta, chiedi come va, anche se è di circostanza, un fraseggio del genere porta almeno la conversazione ad uno stadio per cui le persone hanno già la tua attenzione e puoi partire, e non devi per forza cominciare in Medias res.

Organizza lo speech sugli interessi del pubblico, non i tuoi.

Prova a prevedere, magari, quali potrebbero essere gli elementi che vogliono veramente sentir spiegati del macro argomento, spiega cosa stai risolvendo.

Racconta qualcosa che risuoni familiare al tuo pubblico.

Usare storie della vita reale per narrare è molto importante, ma ecco, scegli con cura quello di cui vuoi parlare perché potresti trovare attriti anche considerevoli. Se devi parlare di campagne di brand etico, o di shipping, ecco, non citare il bambino americano schiacciato dal carico di coca cola caduto da un camion, non mi sembrerebbe il caso, sai.

Evita di evidenziare le differenze col pubblico.

No, non è conformismo, anche io lo pensavo, è che se utilizzi dei parametri che le persone per esempio non capiscono, o glieli spieghi e ti trovi a remare il doppio perché si annoiano, o li traduci in qualcosa che possano capire. Esempio, non prendere i dati all’americana se le persone sai che non conosceranno mai il sistema imperiale.

I dati sono importanti, ma permettere di comprenderli è più importante.

Infine: non pensare solo alle informazioni che dai.

Nell’era dell’informazione, dove tutto è consultabile e disponibile, soprattutto in azienda, le persone vanno ai meeting, perché li aiuta a mantenere un contesto sociale, soprattutto in un contesto post pandemico. Ecco, è importante ricordare che bisogna anche fare conversazione e permettere l’interazione del prossimo. Ora che lo sai ricordati che alle persone interessa anche chi sei tu in relazione a loro, sta a te capire chi tu voglia essere.

Chi ha paura del pubblico? Come trovare la propria dimensione discorsiva

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