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Arredamento tra tecnologia e human touch: il connubio per valorizzare il Made in Italy

interior design e arredamento

Per i settori dell'interior design e dell'arredamento si prevede una crescita esponenziale, grazie alla tecnologia e alle relazioni umane.

La pandemia che ha colpito il mondo nell’ultimo anno e mezzo ha innegabilmente sconvolto gli equilibri di mercato, oltre che le nostre vite. Ma c’è un settore per cui è prevista una crescita esponenziale nei prossimi anni: parliamo dell’interior design e dell’arredamento. Con le nostre abitudini che cambiano, diventa infatti indispensabile ripensare agli spazi per adattarli ad un nuovo stile di vita – sia personale che professionale.

“Dobbiamo investire nel design, che è una scelta responsabile. Consideriamo il design come motore della ripartenza” 

afferma Eugenio Puddu, durante la presentazione di Design Economy 2020 – la ricerca sull’economia del Design Made in Italy realizzata da Symbola con Deloitte Private e PoliDesign.

Come dargli torto. I dati parlano chiaro: l’Italia si posiziona al primo posto in Europa per numero di imprese nel settore del design.

Tra il 2011 e il 2018 sono state registrate più di 6mila imprese, arrivando a +33 mila aziende nel 2018

Oltre al più alto numero di imprese, anche l’occupazione continua a fornire dati positivi: il numero degli addetti di settore è in crescita, registrando un +1,9%.

Ed infatti, in Europa, un addetto su 5 del settore design è italiano.

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Interior Design e arredamento: il Made in Italy che fatica a fatturare e digitalizzarsi

Come sottolineato dal rapporto Design Economy 2020, il settore design in Italia, oltre a generare lavoro, produce anche un notevole giro d’affari. Nonostante la crisi che imperversa nella maggior parte delle industry, il Design in Italia continua ad espandersi a un ritmo mediamente superiore rispetto all’andamento osservato nel resto dell’economia. Rispetto al 2017, ha registrato una crescita oltre le aspettative (+6,5%), addirittura superiore a quella media comunitaria (+4,8%).

Bisogna però ammettere che vi sono delle criticità dal punto di vista del fatturato. Infatti, anche se deteniamo il primato come numero di aziende del settore, ciò non si traduce in primo posto europeo per il fatturato

L’Italia si trova infatti al terzo posto, dopo UK e Germania. Questo a sottolineare la competitività del settore.

Il Made in Italy, seppur riconosciuto in tutto il mondo, fatica a inserire concretamente il digitale nei progetti di processo e di prodotto, per uscire definitivamente dalla grande crisi durata fino al 2015. 

Questo è sinonimo di un’industria che può, e deve, ancora recuperare il terreno perduto, permettendo alle aziende di posizionarsi ai vertici e valorizzare al massimo la qualità dei prodotti.

Emanuele Orsini, presidente di Federlegno, ammette che il settore ha “assolutamente bisogno di tecnologia e nuove competenze

Design, tecnologia, ma anche cultura manageriale. Soprattutto quando si parla di spazi pubblici dove il “change management” diventa centrale per riuscire a gestire gli spazi fisici, tenendo conto dei comportamenti e delle dotazioni tecnologiche.

I modelli di riferimento, infatti, non mancano e sono sotto gli occhi di tutti: aziende che decidono di investire sulla comunicazione digitale, e vedono il fatturato aumentare x10 in dieci anni. O aziende che colgono le opportunità date dalla tecnologia per internazionalizzarsi e posizionarsi nei cinque continenti, chi invece affianca il lavoro umano in produzione al lavoro automatizzato grazie a robot.

Ci sono poi aziende di design che sono nate proprio grazie al digitale. Un caso di successo è sicuramente la startup Deesup, piattaforma digitale che vuole essere un nuovo canale per valorizzare i pezzi d’arredo. Un marketplace che mette in contatto venditori privati e acquirenti amanti del design iconico, ma accessibile.

Nel caso di Deesup la tecnologia ha un ruolo fondamentale come primo touch point, ma poi ciò che fa la differenza è la relazione umana. Il team di Deesup, oltre a validare i prodotti che vengono messi in vendita tramite la piattaforma, svolge un ruolo fondamentale: accompagna l’utente nella scelta del complemento d’arredo più adatto.

Esclusività, sostenibilità e circolarità, digitalizzazione e servizio su misura

Queste sono le parole chiave che riassumono la chiacchierata con Valentina Cerolini, co-founder di Deesup.

Nata nel 2016 da un’intuizione, i soci non hanno mai smesso di sperimentare, senza fretta e prendendosi il tempo per capire il target giusto a cui rivolgersi. E la pazienza ha dato i suoi frutti: la piattaforma cresce esponenzialmente nel 2020, complice anche la pandemia, tanto che a metà di quest’anno hanno deciso di aprire un nuovo round che mira alla raccolta di un milione. 

Tanti i progetti che bollono in pentola, perché la ricetta è sempre una: non fermarsi mai per cambiare insieme alle esigenze del target.

E quando chiedo a Valentina qual è il rapporto con gli altri player del mercato, con tutta serenità mi risponde:

Brand e retailers sono tutti potenziali partner. L’obiettivo è quello di creare sinergie proponendoci come alleati sia per quei retailer che vogliono approcciarsi al digitale, ma non ne hanno le competenze sia per coloro che hanno necessità di vendere i prodotti da esposizione e vogliono avere accesso ad un bacino di possibili acquirenti più ampio.

Valentina Cerolini, co-founder Deesup

Fare innovazione a volte significa anche cambiare i paradigmi di mercato per aumentare l’efficacia

Parlando del mondo retail, possiamo notare delle dinamiche simili a quelle descritte da Deesup. Ne ho la conferma parlando con Giuseppe Dilauro, che si occupa di Marketing Strategico per AD Dal Pozzo

AD Dal Pozzo è marchio storico dell’interior e del living design italiano, nonché partner e distributore di oltre 600 brand di alta gamma.

Anche Giuseppe sottolinea quanto il digitale abbia un ruolo fondamentale per catturare l’attenzione dei clienti

Ammette però che solamente il digitale non è sufficiente: il mondo del design ha bisogno della relazione umana.

Vengono fatti degli investimenti per rendere integrata l’esperienza online e reale. L’obiettivo è quello di integrare ed automatizzare, ma senza spersonalizzare

Il nuovo obiettivo è di creare un’esperienza omnicanale per i clienti, che entrano in contatto con l’azienda prima online, ma che poi si ritrovano ad interfacciarsi offline negli showroom di AD Dal Pozzo.

Punto di forza di AD Dal Pozzo, è infatti il network di professionisti tecnici che hanno un compito tutt’altro che banale: comprendere i bisogni dei clienti ed accompagnare nel processo di scelta e di acquisto.

La relazione umana che si crea tra il professionista e il cliente è insostituibile e di estremo valore. È ciò che determina la fidelizzazione del cliente.

Ed è proprio la consapevolezza di quanto sia importante il professionista, che ha spinto AD Dal Pozzo ad investire sul canale B2B2C, con l’obiettivo di rafforzare la sinergia tra l’azienda, gli architetti e il cliente finale. 

AD si pone quindi come un collettore di know how, potendo mettere a disposizione diverse competenze complementari, oltre che una vasta scelta di soluzioni grazie alle collaborazioni con tantissimi brand.

Lo fa anche grazie ad una piattaforma messa a disposizioni dei professionisti tecnici, che facilita il lavoro di progettazione di ottica collaborativa. Giuseppe ci svela che non è semplice facilitare il rapporto tra brand e professionisti, perché diverse aziende italiane non sono pronte a mettere a disposizione strumenti tecnologici per favorire la collaborazione

Avere del proprio network delle aziende partner dinamiche ed aperte al cambiamento è sicuramente chiave di successo. 

Lo sa bene Lapalma design, azienda che produce e vende in tutto il mondo design di qualità. Prodotti funzionali e flessibili che permettono di reinterpretare non solo gli spazi privati, ma anche quelli dell’ufficio e degli ambienti outdoor.

Chiara Marzotto, Responsabile Marketing e Comunicazione, mi racconta la bella storia dei fratelli Marcato, che negli ultimi quarant’anni stanno realizzando il loro sogno: produrre a km0 proprio dove sono nati e distribuire in 81 paesi al mondo

Ciò che rende però Lapalma quasi unica nel suo genere è stata la scelta coraggiosa di investire nei processi produttivi, portando in azienda macchinari di nuova generazione. Sebbene l’azienda rimanga sempre molto focalizzata sul prodotto, l’assetto manageriale riconosce l’importanza di spingere sull’automazione

Tutti i prodotti di Lapalma sono estremamente modulari e personalizzabili

E da qui la necessità di affiancare alla tecnologia proprio la mano dell’uomo. La fase di montaggio rimane infatti artigianale, per assicurare la perfezione dei dettagli.

Lapalma lavora nel B2B, confrontandosi quindi spesso con architetti e designer, che diventano partner intermedi.

Anche Chiara mi svela che i professionisti assumono un ruolo fondamentale: con le loro competenze tecniche sono in grado di dare forma alle richiesti dei clienti, andando a reinterpretare le nuove esigenze degli spazi.

Si cerca quindi di curare al massimo il rapporto che si crea col professionista, mettendo anche a disposizione una piattaforma con l’obiettivo di facilitarne il lavoro. 

Piattaforma che permette ad architetti ed interior designer di configurare i prodotti scelti all’interno, grazie a modelli 3D. La loro fruizione è possibile anche in realtà aumentata e permette di far quasi toccare con mano i prodotti, anche in mancanza di uno showroom.

Sicuramente un bel vantaggio competitivo.

Chiara condivide con me la sua idea di nuova normalità: la nascita di molti più servizi online che permetteranno di migliorare il dialogo coi progettisti e di supportarli nel loro lavoro. La relazione col tecnico sarà sempre più fondamentale.

Ma l’online è un termometro della realtà e, prima o poi, vi sarà la necessità di incontrarsi e vedersi dal vivo.

Assume un ruolo determinante anche la comunicazione digitale, non solo per ispirare i consumatori finali, ma anche per attrarre professionisti designer ed architetti.

Come poter comunicare ed ispirare stakeholder diversi tra di loro? Lapalma decide di puntare sulla sinergia: creando insieme ad altri partner uno spazio per la creazione di contenuti digitali, che funge da megafono.

Valentina, Giuseppe e Chiara, tre professionisti che non si conoscono e lavorano in 3 aziende diverse, ma dello stesso settore. Eppure noto delle similitudini tra le loro aziende, che sta confermando il loro successo.

Si possono investire grandi cifre sul digitale, per farsi scoprire dai clienti e catalizzare la loro attenzione. Ma poi, quello che entra in gioco è il rapporto umano, che in tutti i casi è estremamente personalizzato.

Perché dietro ad ogni pezzo di mobile ci sono delle persone e il ruolo del professionista deve essere quello di accompagnarle nella scelta migliore per le loro esigenze.

Mettere il Cliente al centro, fornendo un servizio sopra gli standard dando valore alle persone.

Questa è la miglior pubblicità che si possa fare.

Dopo un anno di stop forzato, a Settembre tornerà anche Il Salone del Mobile, in versione rivista, ma fortemente voluto dal settore, che lo aspetta con estrema fiducia.

Sarà difficile eguagliare i numeri del 2019 (386 mila visitatori e un +12,5% rispetto l’anno precedente), ma sono già centinaia i brand che hanno confermato la loro presenza per questa nuova versione rivisitata del Supersalone.

Riusciranno i brand del Made in Italy ad andare a riprendersi il primato che gli spetta?

Arredamento tra tecnologia e human touch: il connubio per valorizzare il Made in Italy

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