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Google e le applicazioni di messaggistica, cronaca di più fallimenti (Parte 2)

applicazioni messaggistica

Google e le applicazioni di messaggistica, cronaca di più fallimenti. Dal 2005 i tentativi del colosso per il mercato della messaggistica

Continua l’epopea di Google nella creazione di un’App di messaggistica. Puoi trovare la prima parte qui!!

Google Hangouts, troppe app di messaggistica?

Intorno al 2013, Google stava riscontrando un problema: troppe app di messaggistica. Meglio tardi che mai. 

A quel punto la risposta più ovvia è sembrata proprio Hangouts con diverse modifiche sostanziali per concentrarsi a 360° sul mondo della comunicazione.

Complice il fatto che questa applicazione ha sostituito completamente il vecchio Google Talk, ebbe praticamente un boom di utenti sin da subito, facendo ben sperare la compagnia.

Certo i problemi erano molti, tipo un’interfaccia con conversazioni mischiate tra chat pubbliche e private, ma le premesse per il successo sembravano davvero buone.

Oltretutto questa piattaforma aveva davvero molte funzionalità che sulle applicazioni della concorrenza sono state aggiunte soltanto moltissimo tempo dopo; tipo le famose spunte blu ad esempio.

Il primo giorno, Hangouts è stato un po’ una delusione. Coloro che speravano in un servizio di messaggistica di Google unificante, come promesso dalle voci, non ne hanno ottenuto uno. Abbiamo iniziato con quattro servizi: Google Talk, Android SMS, Google+ Messenger e Google Voice. E subito dopo il lancio di Hangouts, c’erano ancora quattro servizi: Hangouts, SMS Android, Google+ Messenger e Google Voice. Nulla era effettivamente unificato. In più c’erano anche alcune funzionalità mancanti rispetto a Google Talk; come l’assenza delle chiamate audio e degli indicatori di presenza.

Gradualmente però Google ha iniziato ad aggiornare Hangouts costantemente, portando all’interno dell’app molte delle funzionalità richieste dagli utenti.

Nel 2015, Google Hangouts era all’apice dei suoi poteri. Ad oggi, è ancora il più grande servizio di messaggistica che Google abbia mai prodotto. Ha funzionato su ogni piattaforma. Ha inserito SMS, Google Voice e normali messaggi di Hangouts. Sono stati tutti archiviati in una cronologia dei messaggi unita e senza interruzioni di ciascun contatto ecc.

Aveva la maggior parte delle funzionalità che gli utenti potessero desiderare. E di conseguenza, prima di giugno 2015, l’app ha raggiunto un miliardo di download, solo su Android.

Il regno di Hangouts è rimasto in piedi per circa un anno, praticamente l’intero 2015, quando però la società ha iniziato a pensare a una nuova app per la messaggistica a discapito della vecchia che gradualmente ha ricevuto sempre meno aggiornamenti.

L’azienda ha iniziato a parlare del supporto per gli SMS, attirando su di sé le ire delle compagnie telefoniche e dei vari operatori

E così Hangouts è crollato con la stessa rapidità con cui è stato creato e G. ha iniziato a spingere gli utenti a spostare l’utilizzo degli SMS da Hangouts all’app Google Messenger SMS “centrata sull’operatore”. 

Gradualmente Hangouts ha perso molte funzionalità venendo anche qui sostituita con altre mille applicazioni di cui molte neppure ricordiamo più il nome.

Da questo punto in poi, qualsiasi lamentela sui nuovi servizi di messaggistica di Google ruota quasi sempre attorno alla citazione “Hangouts ha fatto meglio”. Se Google avesse potuto occuparsi di Hangouts nel corso degli anni e “poggiare” tutto su questo singolo servizio di messaggistica, oggi potrebbe avere un’app di rivale di WhatsApp.

Google Spaces e Google Allo

Nel 2016, l’azienda ha lanciato non una, ma due app di messaggistica. La prima era un’app chiamata “Google Spaces”, un servizio di messaggistica di gruppo per la “condivisione in piccoli gruppi”.

Gli spazi erano fondamentalmente chat room in cui si potevano condividere cose. 

Spaces non aveva un vero caso d’uso e nessun vero appeal. E infatti ha funzionato per otto mesi interi prima che la pubblicazione venisse interrotta.

Poi è stato il turno di  “Google Allo” che era un clone diretto di WhatsApp con cambiamenti minimi e Google Duo a farle compagnia.

Anche qui fallimento assicurato perché già nel 2016 WhatsApp era avanti “solo” di un miliardo di utenti e le persone non avevano bisogno di un clone di quest’ultima; con in più molte carenze tipiche dell’eccesso di zelo della grande G.

Comunque è inutile soffermarsi a parlare di Google Allo perché oltre a non averla scaricata praticamente nessuno, l’azienda ha copiato anche spudoratamente la concorrenza. Ma non solo, oltretutto ha prodotto un clone di WhatsApp con molti più problemi dell’originale, cosa che ovviamente non ha fatto bene al business.

Ad onor del vero, però, da questo processo qualcosa è rimasto: Google Duo. L’App è ancora viva e vegeta anche se probabilmente a breve verrà interrotta visto  che ci sono già altri sistemi pronti a prendere il suo posto. 

Tuttavia questa applicazione è ancora di default nei telefoni Android e, stranamente, continua a vivere come se non facesse parte dell’ecosistema di Google ma fosse un qualcosa a parte.

Google Meet

Nel marzo 2017, sei mesi dopo il lancio di Google Allo e Google Duo, Google ha annunciato un’altra coppia di app di messaggistica e video. Questa volta, le versioni erano destinate alle organizzazioni aziendali. “Hangouts Chat” e “Hangouts Meet”. Ovviamente l’azienda ha voluto riciclare il nome “Hangouts” anche se queste due applicazioni non hanno praticamente nulla a che vedere con il loro antenato eccellente.

A dir la verità, la fortuna di Meet è dovuta principalmente al fatto che l’applicazione ha raggiunto un successo strepitoso durante la pandemia da Covid-19. La piattaforma infatti è ancora adesso una delle più usate per l’istruzione a distanza, il lavoro e quant’altro.

Certo non è stato il solo programma ad emergere in questa situazione; se pensiamo che Zoom stava già andando alla grande prima dell’emergenza sanitaria, è chiaro che Meet abbia fatto un po’ di fatica ad emergere in questo contesto.

Certo, dai dati è emerso che oltre 100milioni di utenti hanno utilizzato la soluzione di Google durante la pandemia; però dall’altra parte Zoom ne ha incassati oltre 300 milioni superando di netto i principali rivali.

Tuttavia la soluzione di G è un’ottima applicazione per le videoconferenze; non si può parlare propriamente di messaggistica, certo, però indubbiamente ci troviamo davanti a un sistema più che valido che, nonostante tutto, funziona in maniera più che onesta.

Oltretutto questa è integrata pienamente nella suite di lavoro di Google e ciò la rende una parte (almeno per ora) fondamentale in questo sistema di applicazioni che sarà pur slegato fisicamente; ma fa comunque parte di un ecosistema più grande e con uno scopo ben definito.

Miscellanea: varie ed eventuali nella messaggistica

Nel frattempo la grande G ha concesso ad alcune delle sue applicazioni di punta il potere di poter ricevere messaggi. Tipo YouTube Massages, Google Photos Messages, Google Maps Messages, Google Stadia Messages e Google Pay. Ovviamente non vale nemmeno la pena di parlarne perché siamo più che sicuri che nessuno abbia mai usato Photo o Maps per inviare messaggi a qualche altra persona. YouTube e Stadia non fanno quasi testo, anche perché sono applicazioni “a parte” nelle quali una piattaforma interna di messaggistica potrebbe (quasi) avere senso.

Ovviamente Pay è una cosa completamente a parte, ma ha anch’esso la funzione “messaggi”.

C’è poi una breve parentesi su la prima versione di Google Chat, molto simile a Slack, Asana e compagnia bella me ne parleremo più avanti.

Google Chat

Il futuro di Google Messaging, per ora, è Google Chat.

Quando Google Hangouts Chat è stato annunciato per la prima volta, è stato sostanzialmente presentato come il concorrente di Slack di Google. Non è facile immaginare come questo fosse visto una sorta di “app specialistica” per lavoro ecc.

Tralasciando le varie incomprensioni nel lancio e i primi dubbi sul reale utilizzo di Chat, alla fine sembra che, a oggi, questa applicazione sia qui per restare ma non nel modo in cui è stata immaginata.

A partire dalla fine del 2020, Google Chat ha iniziato ad aprirsi ad account consumer gratuiti, anziché tramite l’esclusivo Google Workspace (all’epoca a pagamento).

Google Chat è del team di Google Workspace, che controlla anche Gmail, quindi sta ottenendo una profonda integrazione con l’email nel tentativo di mettere il servizio di fronte al maggior numero possibile di utenti. 

È una chat certo, ma permette anche tutte le attività di project management come assegnazione dei task, monitoraggio dei progressi di lavoro, integrazione con la suite di lavoro ecc.

Ad onor del vero, al momento questo sistema funziona e lo fa anche piuttosto bene. Inoltre può essere integrato in Gmail oppure lavorare tramite applicazione a se stante; cosa che lo rende effettivamente una chat.

A questo punto non sappiamo se G. deciderà di puntare tutto su Chat e continuare a svilupparlo tra un programma “di lavoro” e uno “di svago”; l’unica certezza è che per ora il tutto sembra funzionare e, anzi, sta anche ricevendo parecchi aggiornamenti. Oltretutto è una valida alternativa più veloce alle classiche mail, ma comunque piuttosto formale e non confidenziale come potrebbero essere Telegram e WhatsApp.

Del doman (di Google) non v’è certezza e tutto potrebbe succedere (come è stato in passato). Speriamo solo che stavolta l’azienda abbia un piano più preciso e non si limiti a buttare in pasto l’ennesima applicazione fallimentare agli utenti sempre più inferociti e confusi.

Google e le applicazioni di messaggistica, cronaca di più fallimenti (Parte 2)

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