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Google e le applicazioni di messaggistica, cronaca di più fallimenti (Parte 1)

applicazioni messaggistica

Google e le applicazioni di messaggistica, cronaca di più fallimenti. Dal 2005 i tentativi del colosso per il mercato della messaggistica

Mirco Calvano

Contributor

Pubblicato: 8 Ottobre 2021

Google Talk, la prima piattaforma di messaggistica istantanea di Google, è nata ufficialmente il 24 agosto 2005. Dopo quasi due decenni di fallimenti e chiusure inaspettate, cosa resta oggi al colosso del web in termini di messaggistica?

Vero è che la grande G ha cercato di entrare in un mercato rischio con concorrenti di livello come WhatsApp, Facebook Messenger, Telegram e via dicendo; ma è comunque insolita la grandissima lista di app per la messaggistica istantanea di Google aperte e chiuse in questi 16 anni.

Questo perché la mancanza di qualsiasi tipo di leadership (in termini di messaggistica) ha portato a un decennio e mezzo di purgatorio nel settore, con Google che non ha saputo né lasciare del tutto lo spazio e né impegnarsi in un singolo prodotto. Mentre aziende come Facebook e Salesforce investono decine di miliardi di dollari in un’unica app di messaggistica, G. sembra accontentarsi solo di lanciare un numero assurdo di progetti collaterali (sotto finanziati) e instabili.

Per  cercare di fare luce sulla cosa è giunto il momento di delineare la storia della messaggistica di Google. 

Google Talk, la prima App di messaggistica

All’inizio c’era Google Talk e le cose andavano “bene”. Il servizio vantava un’ampia gamma di piattaforme supportate, una lunga durata e un’utile integrazione in numerosi altri prodotti dell’azienda. 

Gran parte della vita e del design di Google Talk sembra creato da un gruppo completamente diverso dal Google che esiste oggi. La visione originale di Talk riguardava l’apertura e “la possibilità di scelta dell’utente”. L’azienda voleva che la messaggistica istantanea funzionasse come la posta elettronica, in cui diversi fornitori di servizi e clienti potevano parlare tra loro su un unico standard.

Qui inizia anche uno dei  temi ricorrenti in questa storia: la propensione di Google a lanciare le cose in uno stato di “Minimum Viable Product”. MVP è il gergo del project manager della Silicon Valley per il lancio con il minimo indispensabile di funzionalità, ottenere rapidamente feedback dal pubblico e lasciare che quel feedback determinino il futuro del prodotto.

A fronte di questo molte persone hanno visto l’interfaccia e le funzionalità essenziali di Google Talk come una cosa positiva. Nell’era di AOL Instant Messenger, i client IM erano rumorosi e appariscenti con un milione di funzioni e uno spazio dell’interfaccia utente dedicato ai seccanti banner pubblicitari. 

Sebbene il design fosse orribile, risolveva anche un problema chiave negli sforzi di Google: “Come fa un servizio di messaggistica a fare soldi?”. Ai tempi dell’AIM, a ciò si rispondeva con un banner pubblicitario nell’interfaccia utente. Ogni utente AOL generava impressioni pubblicitarie ed entrate ogni volta che utilizzava il servizio. La rimozione del banner pubblicitario da parte di Google Talk è stata una boccata d’aria fresca, ma ha anche significato che il prodotto non aveva piani per fare soldi. 

Fino al 2008, GTalk ha ricevuto moltissimi aggiornamenti; calcolando anche che in per un certo periodo Android ancora non era nato, molti di questi hanno riguardato piattaforme di terze parti tipo iPhone e Blackberry.

Dopo forse il 2009, non è successo molto con Google Talk; se non il fatto che il servizio è andato lentamente a morire a beneficio di quello che sarebbe diventato Hangouts; portando quindi a un reboot della questione che però non è mai coinciso con una morte rapida.

Hangouts comunque permetteva all’applicazione di includere anche i contatti telefonici al servizio di messaggistica, diventando per certi versi una sorta di ibrido tra WhatsApp e una mail. Per un po’ le app sono rimaste attive entrambe, poi il tutto è stato passato ad Hangouts e Gmail; cosa che in realtà non è avvenuta nemmeno troppi anni fa.

Google Voice

Nel marzo 2009, Google ha posto la domanda: “E se collegassimo il sistema telefonico a Internet?” ed è nato Google Voice. Invece di un numero di telefono fisso o un numero di cellulare, Google Voice ha fornito agli utenti un numero di telefono proprietario; con un prefisso e tutto ciò che era indipendente dal dispositivo. Le tue telefonate potevano essere inoltrate ad altri numeri di telefono e i tuoi messaggi di testo erano accessibili tramite il web e varie app.

La parte migliore di Google Voice era avere un numero personale. Tuttavia agli albori di Google Voice, gli operatori rendevano il trasferimento dei numeri il più fastidioso possibile e cambiare provider di telefonia mobile poteva significare perdere il numero di telefono che era di proprietà dell’operatore. Con Google Voice ciò non accadeva ed era una vera svolta per i tempi.

Le origini di questa idea sono iniziate nel 2007 quando Google ha acquisito GrandCentral Communications.

Con il lancio di Voice, l’azienda ha aggiunto un sacco di funzioni a GrandCentral, come il supporto SMS, le chiamate in conferenza e le chiamate internazionali a basso costo. La caratteristica più interessante era la trascrizione della segreteria telefonica, in cui l’intelligenza artificiale del riconoscimento vocale di Google avrebbe tentato di trascrivere i messaggi. 

Anche qui il fallimento è dovuto, probabilmente, alle poche funzionalità. C’era la possibilità di chiamare, certo, di ricevere SMS ma oltre a questo nient’altro. Per di più era un programma da usare solo sul pc, quindi poco utile ai fini della comunicazione fuori da casa.

Ad onor del vero Google Voice è ancora operativo, non si sa bene perché ma è in giro da ben 11 anni anche se probabilmente nessuno lo usa più.

Oltretutto tutte le app di terze parti integrate in questo programma sono andate tutte a morire; dunque parliamo di un qualcosa con molte meno funzionalità e molta meno scelta di quando è nato.

Comunque, anche se non è ben chiaro il perché, Voice è vivo e lotta con noi, almeno per adesso, poi si vedrà.

Google Wave

Google Wave era una casella e-mail e non un’app di messaggistica. Non è stato realmente utilizzato per la comunicazione uno a uno e in nessun momento è stato possibile inviare notifiche a un telefono. Infatti l’azienda ha presentato Wave al mondo specificamente come alternativa all’email.

Sul desktop, Wave aveva tre colonne principali: una colonna di navigazione e contatti; una casella di posta e una visualizzazione dei messaggi. Come la posta elettronica, Wave ti consentiva di creare thread di messaggi e gli utenti potevanoo rispondere a un intero gruppo o a una singola persona. La cosa interssante (e forse la sola) era che selezione dei contatti funzionava come un moderno sistema di autorizzazione o una chat room.

Il servizio inviava istantaneamente ogni sequenza di tasti che veniva visualizzata sullo schermo di un’altra persona. I thread di Active Wave sembravano vivi, con le risposte che spuntavano e le immagini caricate in tempo reale, lettera per lettera, senza aggiornare la pagina. 

La tecnologia di digitazione in tempo reale, è stata infine portata in Google Documenti. Il team Wave ha effettivamente dimostrato la creazione di documenti collaborativi.

Ad onor del vero nessuno sapeva a cosa servisse Wave o come usarlo; tanto è vero che è stato dichiarato morto nel 2010.

Poco dopo la morte del servizio, un gruppo di membri dello staff si è riunito e ha raccolto una serie di lamentele sul motivo per cui la cosa non ha funzionato.

La digitazione in tempo reale, lettera per lettera, era un metodo di comunicazione interessante; per i bravi dattilografi, è una forma di comunicazione più veloce, più fluida e divertente. Per i tipi meno sicuri, la digitazione dal vivo trasforma l’input della tastiera in un atto performativo teso e nervoso. La mancanza di qualsiasi tipo di modalità bozza significava non avere un secondo libero per comporre i pensieri in testo o pensare a cosa scrivere; ogni lettera veniva immediatamente trasmessa, mostrando al mondo la velocità di battitura e il tasso di errore. Forse per molti è stata una cosa estremamente stressante, al punto da spingerli a non usare un servizio del genere.

Google Buzz

 All’inizio del 2010 è stato lanciato il social network Google Buzz; non come servizio autonomo ma come componente della barra laterale di Gmail.

Google ha creato un’app di social network di base con un elenco a scorrimento di post e risposte; era praticamente identica a Facebook o Twitter, ma in Gmail. 

Si poteva seguire una persona. Postare del testo. Aggiungere un’immagine. Usare i “mi piace”. Le basi erano decisamente poco originali e in più il servizio stava letteralmente invadendo la casella di posta elettronica.

L’errore critico di Buzz è stato il funzionamento della configurazione iniziale. È stato completamente automatico: Buzz ha creato il grafico sociale degli utenti aggiungendo automaticamente i contatti frequenti da Google Talk e Gmail. 

Inoltre, collegava automaticamente i dati di Google Reader e Google Picasa e associava istantaneamente qualsiasi contenuto pubblico al tuo profilo Buzz.

In sintesi Google ha deciso di trasformare il client di posta elettronica in una rete di social media e sperava che gli utenti fossero d’accordo. Nessuno lo era.

La configurazione automatica di Google Buzz ha mostrato un sacco di dati sulle persone senza informarli adeguatamente o ottenere il loro consenso. Come la maggior parte dei social network, le informazioni erano pubbliche. Quindi la funzione ha mostrato al mondo i contatti email di tutti.

Tutti erano contro Buzz, tutti tranne la grande G che sembrava più che soddisfatta del lavoro fatto.

Ad aprile 2011 anche questo tentativo dell’azienda è andato a morire, anche perché tutti sembravano concentrati sulla nuova “svolta”, Google+. Anche qui sappiamo bene come è andata a finire.

Google Disco

Questa per molte persone è una vera e propria novità, che affonda le sue radici in “Slide Inc.”, società del 2004 che è stata parte dei popolari giochi di Facebook tipo Superpoke ecc.

La società è stata acquistata da Google nel 2010 che l’ha lentamente smembrata poco dopo. Ciò che conta però è che in questo breve periodo sotto l’ala protettiva della grande G la società ha sviluppato un’app di messaggistica.

Disco, appunto, che è stata sviluppata solo per iOS e solo per gli States; quindi è rimasta in funzione per circa un anno e a bassissimo profilo.

Ovviamente in quegli anni la messaggistica di gruppo era ancora lontana dai ritmi di oggi, tuttavia Disco nacque comunque in ritardo e non ha saputo sfruttare il suo “potenziale”.

L’idea era creare una chat di gruppo raggiungibile dagli SMS ma la cosa ha ottenuto scarsi risultati; anche perché l’applicazione non permetteva praticamente di fare altro se non ingarbugliare ancora di più la già complicata soluzione della messaggistica di Google.

Alla fine, come già detto, la società ha messo fine alla sofferenze del progetto e l’ha inglobato in Google+.

Google+ & Hangouts, il vero futuro della messaggistica?

Google+ nacque per colpa della paura della grande G che Facebook riuscisse a “contenere al suo interno” tutti gli abitanti della Terra. Ovviamente, nonostante le manie di grandezza di Zuckerberg e company, sappiamo che non è stato così; eppure nel 2011 sembrò a tutti più che necessario aprire un nuovo social.

Google+ venne alla luce mandando nel panico tutti gli utenti di Google del mondo e trasformando tutte le applicazione in una sorta di collegamento diretto con +. 

In brevissimo tempo tutti i dati personali, gli indirizzi mail e quant’altro erano diventati “social”, facendo diventare pubbliche anche cose di cui non importava niente a nessuno.

Comunque, la somiglianza con Facebook e affini era più che evidente, così come erano evidenti i tentativi di emulazione dell’azienda solamente molto più invadenti e fastidiosi. 

Per un periodo lungo e triste G+ era diventato praticamente obbligatorio per tutto, anche per accedere a tutti i servizi Google. 

Questo ovviamente, ha portato a grandissime complicazioni nella gestione dei vari applicativi che, proprio a causa di questi procedimenti macchinosi, hanno portato gradualmente alla morte di questo pseudo-social. 

Poi l’azienda è stata costretta a “ripristinare” tutta la situazione ai livelli pre-G+; snellendo di nuovo i processi e lasciando che le applicazioni funzionassero in maniera indipendente e senza il bisogno di condividere col mondo qualsiasi cosa.

Tuttavia il tentativo fallito di creare un social network ha dato vita all’integrazione di Hangouts come chat ufficiale di G+; trasformandola in un’ottima chat di gruppo con moltissime funzioni interessanti che, nonostante tutto, piacque molto agli utenti e che poi è diventata Google+ Messenger. 

Questa applicazione era orientata principalmente per il mobile e praticamente ha preferito trascurare gli utenti da pc fisso sin dal primo momento.

Anche qui parliamo di un sistema lasciato praticamente in un angolo per lasciare più spazio a Hangouts.

[Vai alla seconda parte]

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