Personal Empowerment

Felicitudine: quando la felicità diventa un’abitudine, ma con la giusta attitudine

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Felicitudine: quando la felicità è una competenza raggiungibile poiché allenabile attraverso delle azioni concrete e delle pratiche positive.

Valerio Lalli

Pubblicato: 28 Marzo 2021

“Ma che rumore fa la felicità?” Così recita il primo verso della canzone dei Negrita “Che sapore ha la felicità”.

Ed è stata proprio la felicità ad essere l’argomento di un altro grande appuntamento con le #DigitalAwarenessBreakfast firmate ELIS e Digital Attitude. Questa volta, moderati da Valentina Marini (Competence Leader Digital HR Innovation – ELIS), a sedersi al tavolo virtuale degli speakers sono stati: Francesco Pozzobon (Chief Innovation Officer, Changemaker, Head of Sales & Marketing – Digital Attitude), Francesca Larocca (EMEA PC&P Business Analyst HP Happiness Ambassador e CHO) e Daniela Massotti (Head of Education – Leonardo).

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Cosa intendiamo per felicità?

La felicità è stata sempre parte integrante della mia vita. Un’energia positiva, l’avere voglia di far sorridere gli altri” spiega Larocca, rafforzando il suo pensiero con una citazione del Dalai Lama che sensibilizza le persone verso il dovere di aiutare gli altri. Dal punto di vista professionale, in qualità di Chief Happiness Officer che ha il compito di trasformare le aziende in organizzazioni positive con l’intento di aumentare il benessere dei lavoratori, Larocca afferma che la felicità, inquadrata con un punto di vista scientifico come parte di un costrutto di un insieme di scienze, è una competenza che può essere tranquillamente allenata tutti i giorni, attraverso delle azioni concrete e delle pratiche positive.

Non solo, il concetto di psicologia positiva dello psicologo statunitense Seligman, ci ha dimostrato come non dobbiamo demoralizzarci di fronte ad eventi spiacevoli ,al contrario, dovremmo trasformarli in opportunità per una crescita personale e per il nostro benessere – conclude Larocca.

Massotti di Leonardo interpreta invece la felicità come dimensione condivisa con la parola chiave insieme, sia essa di sentimenti, progetti di vita, attività di squadra che però quando viene a mancare ne avvertiamo l’esigenza.

Per Pozzobon la felicità è questione di connessione perché non si può vivere da soli. Possiamo perciò analizzare il concetto di felicità su due livelli: di contesto e personale. Il bello della felicità è racchiuso nell’idea di poter cercare e sentire il grande potere che ha l’immaginazione.

Viviamo e lavoriamo usando troppo poco i nostri cinque sensi in maniera consapevole, quando in realtà sono proprio il punto di partenza per provare ad essere felici per vivere una vita verso la ricerca della felicità. Pensiero che si chiude con una riflessione: “Perché non iniziare ad allenarsi all’uso consapevole dei cinque sensi per vivere felici?

Domanda a cui Marini di ELIS, sollecita ancor di più la platea virtuale, spostando l’attenzione sul modo in cui in quest’ultimo anno stiamo portando avanti le nostre attività, un modo troppo frenetico che forse ci sta facendo proprio dimenticare e perdere quei cinque elementi di estrema importanza.

Pozzobon

Francesco Pozzobon

Non c’è strada che porti alla felicità, la felicità è la strada.” (Siddharta) “La felicità dipende da noi stessi. – Aristotele

Citazioni verso cui si è incentrato il dibattito, dove gli ospiti hanno integrato con un loro punto di vista. La CHO di HP le interpreta con queste parole: “La felicità è un lavoro quotidiano che dobbiamo fare su noi stessi, perché se stiamo bene noi, anche chi ci è accanto starà bene beneficiando a sua volta di questo benessere. Attraverso il nostro agire possiamo costruire ogni giorno la nostra felicità”. 

Sulla stessa lunghezza d’onda anche la manager di Leonardo che integra l’intervento così: “Imparare ad ascoltarci. Se il punto di partenza siamo noi è vero anche che siamo in cammino, facciamo un percorso verso la felicità. È importante non solo raggiungere la meta ma anche godersi il cammino, facendo della felicità una questione di predisposizione. Percorso non sempre lineare ma che con delle giuste leve quali l’immaginazione, possiamo ritrovare la giusta carica ed energia. 

Un approccio più scientifico è stato invece quello di Francesco Pozzobon che ne fa una questione di formula e ingredienti: la felicità sta alla bellezza, come la fiducia sta all’essere umano. La felicità, riconducibile a ogni forma di bellezza, sta anche nel riscoprire ogni giorno le relazioni e le connessioni umane. 

È possibile perseguire la felicità nelle organizzazioni? 

Ragionando dal punto di vista organizzativo come affermato da Larocca, è importante che tutte le aziende partano dal qui ed ora e di quello che sarà il futuro dell’azienda, concentrandosi sul tipo di impronta che si vuole dare all’organizzazione in termini di identità e in secondo luogo in che modo si intende avere impatto positivo nel contesto professionale.

Oggi ci sono tre parole chiave che stanno emergendo in tutte le aziende: sostenibilità, people e community, temi su cui andare a reinventare le organizzazioni e sui quali pongono la loro attenzione le organizzazioni positive. È una questione di cambiamento e trasformazione culturale (fatta di processi e valori) non soltanto in termini di uffici confortevoli, quanto piuttosto di fioritura delle persone, facendo emergere i loro talenti e abilità.

Larocca

Francesca Larocca

Il concetto di felicità, sempre in ottica di un percorso fatto di tappe, può essere esteso anche verso l’idea di fare un lavoro che ci piace, idea purtroppo però non sempre attuabile, chiarisce la Massotti.

A prescindere da questo però la felicità nelle organizzazioni è perseguibile anche quando si possiede la consapevolezza di avere un certo impatto personale all’interno della propria azienda, quando il nostro contributo è a favore di qualcosa di più grande di noi, per il bene della collettività. La felicità è una responsabilità individuale.

E in un team “a distanza”? 

La felicità comincia a casa, non su internet ma a casa, in contatto con le altre persone – Bauman

La situazione che stiamo vivendo da un anno a questa parte ci vede tutti molto distanti e questo modo di lavorare può a volte far affievolire il senso di appartenenza verso un’azienda.

La felicità deve essere parte integrante della nostra educazione. La pandemia ci ha trasformato in lavoratori iper-connessi, tuttavia anche in questo difficile contesto è possibile trovare dei punti che vadano a nostro favore. Ad esempio, come ci illustra Francesca Larocca, una riunione online può essere un’occasione per spezzare per qualche secondo il ritmo dettato dalle attività.

Massotti

La felicità come spiegato precedentemente vuol dire anche condivisione. In questo periodo in cui questa variabile, dal punto di vista fisico, viene a mancare, è necessario ritrovarla sotto altre forme anche se mediate dalla tecnologia da utilizzare oggi, a nostro supporto per mantenere i legami con le persone. Occorre perciò, afferma Daniela Massotti, guardare le cose da un’altra prospettiva.

Come ci si può allenare alla felicità?

È una questione di attitudine, chiarisce Pozzobon, perno a cui ruotano tutti i percorsi di change management e di adoption. La strategia e il modello consistono nel trasformare le attitudini in comportamenti e abitudini.

Obiettivo che Digital Attitude ha raggiunto attraverso l’utilizzo di una piattaforma chiamata Habit Inspiring Platform, ossia una digital coach in grado di supportare le persone ovunque esse si trovino, che incentivate ogni giorno,b sono sollecitate a generare comportamenti e nuove abitudini rispetto ad un’azione che stanno compiendo.

Per essere felici come lavoratori dobbiamo…

Essere dei leader straordinari, positivi non dei manager ordinari. Scegliete ogni giorno di dare fiducia alle nostre persone, di metterle al centro e di ascoltarle attraverso il cuore. – Francesca Larocca

Continuare a perseguire i nostri sogni. Tradurli in obiettivi ed essere consapevoli delle risorse individuali che abbiamo a disposizione per raggiungerli con costanza e determinazione. – Daniela Massotti

Avere degli spazi in cui portare il proprio team per rigenerare le batterie, ossigenarsi e ripartire, passo dopo passo in maniera corretta. Francesco Pozzobon

Chiederci cosa ci fa brillare gli occhi. – Valentina Marini

Il confronto interattivo con le #DigitalAwarenessBreakfast, non finisce qui, continua! Ci vediamo giovedì 15 aprile dalle 8:30 alle 9:30 con un nuovo strepitoso appuntamento!

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Digital Awareness Breakfast

Felicitudine: quando la felicità diventa un’abitudine, ma con la giusta attitudine

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