Marketing & Communication

Pegasus fa scaricabarile sui clienti: Discorsi di etica (?)

Pegasus nega ogni accusa

I problemi etici non sono esattamente facili da risolvere, in poco spazio si può solo accennare una problematica del genere, ma eccoci qui.

L’azienda creatrice del potente spyware, utilizzati spesso e volentieri per Hackerare telefoni di persone ignare, sostiene, per sua difesa, che criticare l’azienda perché sono state truffate persone sia come “criticare un costruttore di auto perché un ubriaco fa un incidente”.

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No, non è la stessa cosa visto che l’intento fraudolento è insito nella costruzione dello spyware, e di nuovo no, se una persona si schianta e ammazza qualcuno da ubriaco magari è colpa sua ma guarda un po’ si possono sempre fare indagini sulla casa produttrice per vedere se, nonostante i danni, fosse tutto a norma, quindi no, forse non è il caso di campare in aria scuse.

Detto questo, dopo aver invertito per un attimo la narrativa in maniera un po’ brusca, sarebbe necessario andare a vedere la questione da vicino, altrimenti sono chiacchiere da bar.

Pegasus è in grado di infettare sia iPhone che Android, permettendo agli operatori di estrarre messaggi, foto e email, ma anche di registrare chiamate e attivare microfoni in segreto per ricattare il prossimo.

La compagnia israeliana dichiara che il software è inteso solo per l’utilizzo come criminali e terroristi e che è soltanto a scopo militare, per il rispetto della legge e fornito solo ad agenzie di intelligence in paesi con buoni riscontri in materia di diritti umani.

(Che guarda un po’ però questa applicazione calpesta).

Fatto sta che un consorzio guidato dalla Francia ha raccolto molte storie di dati rubati basate sulla lista di potenziali bersagli presi dalla lista degli hacker.

Molto spesso poi, negli anni recenti, la compagnia è stata accusata di aver supportato governi repressivi ad hackerare persone innocenti, o quantomeno non dimostrabilmente colpevoli senza questo genere di truffe.

L’Azienda nega tutto.

È una coincidenza.

La questione è questa. Che sia colpevole o no, ora non è importante, quello su cui dovremmo davvero soffermarci è su quanto tempo ci vorrà ancora prima che davvero si faccia qualcosa in ambito di diritto internazionale per punire comportamenti aziendali del genere, e si sposti parte della responsabilità anche su chi viola in maniera più o meno palese i diritti umani.

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