New Ways of Working

Il futuro del lavoro: le paure, le incertezze, le competenze del domani

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Come sarà il futuro del lavoro tra competenze, paure, incertezze? Curiosità, adattamento e azione i driver per affrontare il cambiamento.

Valerio Lalli

Pubblicato: 25 Giugno 2021

Nel mio precedente articolo ho raccontato l’iniziativa che Diana Nesyn ( Founder e consulente – “Al Lavoro felici!”) e Francesca Larocca (Business Analyst, Happiness Ambassador e Chief Happiness Officer – HP) stanno portando avanti. Una mini-serie di webinar dal titolo #SoluzioniNoStress in cui si affrontano temi quali: lavoro, motivazione delle persone, felicità e gentilezza.

L’ultima round table ha avuto come ospiti due professionisti del mondo delle Risorse Umane: Valentina Marini (Senior HR, Digital Engagement Consultant) e Fausto Sabatelli (HR Management Innovation & PMO @WindTre).

I trend del futuro del lavoro

Una ricerca condotta da Randstad, evince che il 43% degli italiani teme di perdere il lavoro e la situazione in cui viviamo attualmente è spesso caratterizzata da fonti di stress e preoccupazioni. Tuttavia, i trend che caratterizzeranno il prossimo futuro sono molto chiari: aumento dei lavoratori autonomi, south working (lavori equamente distribuiti da nord a sud), fine dell’epoca delle città superstar (possibilità di trovare lavoro non più solo nelle grandi metropoli).

“Si sente sempre più spesso parlare di New Ways of Working, cioè di nuovi modi di lavorare. Il ridisegnamento dei ruoli e delle attività professionali affinché questa esperienza digitale che ci ha visti coinvolti in questo ultimo anno, possa diventare normalità” – afferma Larocca. Questa trasformazione obbligata, ha portato così molte aziende a soffermarsi sul tema delle competenze del proprio organico, hard e soft per poter affrontare al meglio e in maniera attiva questo cambiamento. 

Upskilling e reskilling: due strumenti per sviluppare oggi le competenze per i ruoli di domani

Una ricerca condotta dal World Economic Forum illustra che entro il 2025 il 50% di tutti i lavoratori avrà bisogno di reskilling, mentre il 40% delle competenze base degli attuali lavoratori cambierà.

Come rassicurare allora i professionisti e come aiutarli ad avere una visione più rosea del loro futuro? Un piano C e ripartire da sé stessi.

Il confronto interattivo è partito da questa domanda. “In questo scenario credo che paura e coraggio siano strettamente correlati” – spiega Marini. Per abbattere la paura di perdere il lavoro dunque, serve il coraggio di mettersi in discussione, di perdere l’equilibrio. “L’invito è chiedersi con coraggio cosa si vuole fare, dove si vuole andare, quali sono le risorse che si hanno a disposizione. Ripartire dalla propria consapevolezza e mettersi in discussione.

Sabatelli di WindTre, fa invece leva sulle nostre attitudini. “Dobbiamo ridimensionare il nostro approccio verso il fallimento provando a non sentirci costantemente sotto pressione del giudizio. Concentriamoci sui nostri comportamenti, su quelli che avrebbero maggiori probabilità di successo, provando a coltivare interessi alternativi.”

La Digital Transformation è un nuovo paradigma che determina dei cambiamenti radicali all’interno della società, nel modo in cui anche le persone interagiscono tra loro. Ciononostante, il fattore centrale di questa trasformazione rimane pur sempre quello umano

Come possiamo far fiorire le persone in quest’epoca di transizione digitale?

Credo che le persone per poter fiorire abbiano bisogno di essere umane nel senso stretto della parola. In questo momento anche se abbiamo una classe manageriale non pronta, ce la stiamo comunque facendo. Per tanto tempo sono mancati i << Come stai?>> ma quelli veri. Mai come ora ci siamo resi conto però che il <<come stai>> sincero non ce lo siamo mai chiesti.

Siamo andati tutti in crisi, abbiamo bisogno di umanità che possiamo raggiungere pensando non soltanto a riunioni e obiettivi, ma andando a ricreare quei legami deboli, gli incontri alle macchinette. Semplicemente, una riunione di trenta minuti schedularla di quaranta, prendendosi quei dieci minuti di informalità per bucare lo schermo e ridere, perché anche nelle organizzazioni si può e si deve fare. Ora però solo i manager a guida del cambiamento, non sono più sufficienti. Abbiamo bisogno di regole, di qualcuno che ci dica cosa fare e cosa non fare. 

afferma Valentina Marini.

Tutti noi in qualche modo ci stiamo adattando a questi nuovi modi di vivere ed esprimere emozioni, costruire le nostre relazioni. Dato che il mondo sta diventando complesso – spiega Sabatelli – abbiamo bisogno di nuovi approcci e nuovi punti di vista. La cosa più importante è mettere le persone a proprio agio perché soltanto in questa maniera, può uscire il meglio da ognuno di noi, senza aver paura del giudizio. Il futuro è delle organizzazioni positive e per favorire questa positività, la cosa che dobbiamo fare è instaurare con le persone delle relazioni sane, con un clima di fiducia”.

Siamo pronti a lavorare più da freelance piuttosto che sotto le direttive di un capo?

Secondo Valentina Marini, lo scenario futuro richiederà senz’altro più liberi professionisti, un trend a cui forse siamo poco preparati, ma che negli anni a venire presupporrà un cambio di mindset necessario. Tuttavia, non esiste una situazione ideale tra l’essere e il non essere libero professionista, quello che sembra essere la situazione ottimale, è solo un nostro desiderio, in entrambi i casi ci sono pro e contro.

La mia call-to-action è: sviluppiamo la capacità di metterci in discussione che non è legata ad un contratto o ad una libera professione, ma ad un mindset. Per farlo consiglio di leggere il libro di Roberto Battaglia “Startupper in azienda

Il PMO di WindTre si focalizza sulle nuove generazioni che secondo lui sembrano molto apprezzare aziende con un robusto set di valori e chiarezza di scopo, ma soprattutto in grado di offrire delle moderne forme di flessibilità. Sembrerebbero più orientati ad una nuova forma di collaborazione e passata questa pandemia, assisteremo senz’altro a un periodo di fioritura generale. 

Quali potrebbero essere le migliori strategie per implementare un piano di upskilling e reskilling nell’era 4.0?

“La parole chiave sono Responsabilità individuale e curiosità. Ognuno è protagonista e regista del proprio apprendimento, con una consapevolezza, apprendere ogni giorno per essere a prova di futuro, perché altrimenti ne va della nostra employability. Lo dobbiamo fare per noi stessi e per le organizzazioni in cui lavoriamo.”– spiega Marini

Oggi grazie ad internet con estrema facilità abbiamo accesso ad una moltitudine di informazioni, a noi spetta solo la responsabilità di essere curiosi perché una volta innescata la curiosità, la conoscenza vien da sé. Indipendentemente dall’uso dei robot è la persona a fare sempre la differenza. Per questo – continua Sabatelli – è importante che le aziende sviluppino piani formativi da un lato per intercettare le attitudini delle persone e dall’altro per sostenere il cambiamento attraverso il longlife training, un percorso di apprendimento costante.

Quali consigli oggi per trovare lavoro?

LinkedIn è uno strumento di cui secondo me non possiamo fare a meno e che in pandemia, ha tenuto unite le organizzazioni. Va usato con imprenditorialità e viverlo in modo umano e creando valore.”  – conclude Marini.

Fausto Sabatelli parla di costanza e impegno: “Bisogna andare per gradi massimizzando quelle che sono le nostre risorse di cui attualmente disponiamo, rendendo visibile ciò che facciamo.” 

Stiamo quindi assistendo sempre più ad una fluidificazione del mondo del lavoro. Curiosità, adattamento e azione allora sono i driver giusti per affrontare in maniera attiva il cambiamento. 

Il futuro del lavoro: le paure, le incertezze, le competenze del domani

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