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Come fare Networking in tempo di Covid? Il networking virtuale è possibile?

networking virtuale

Creare relazioni di valore: la sfida che il Covid ci ha lanciato. Grazie al networking virtuale recupereremo il senso, umano, di ogni incontro.

La pandemia ha imposto la distanza sociale e, tra le tante conseguenze, ha reso diverso e per certi versi più difficile incontrare nuove persone, fare networking e in generale sviluppare nuove relazioni: sia dal punto di vista umano che professionale/lavorativo.

Articolo scritto insieme a Lorenzo Vacca

Il networking virtuale è possibile?

Non che non esistesse anche prima la parte “digitale” del networking, ma in genere era preceduta da un primo contatto “fisico”: il networking di una giornata qualsiasi poteva passare da una conversazione nella pausa pranzo, un cocktail party o una conversazione random con il vicino di posto all’evento cool della settimana. Poi ci si scambiava un contatto e da lì eventualmente la relazione proseguiva tramite i social network o altre forme di connessione digitale.
Sicuramente, negli eventi fisici, c’era un maggior grado di affinità tra le persone che si incontravano: negli eventi specifici o, ad esempio, nei cocktail party post lezione universitaria la selezione avveniva tramite la tipologia di evento.
Al contrario il contatto tramite i social avveniva, ed avviene, secondo parametri diversi da quello degli eventi in presenza, variabili che non riguardano direttamente ed esclusivamente interessi comuni.
Oggi, fortemente limitato il networking fisico, ci resta allora solo quello virtuale.

Ma come funziona il networking “digitale”?

Il networking attraverso i social network o altre forme di connessione digitale come i gruppi WhatsApp, Telegram, i gruppi Facebook e LinkedIn…, funziona in modo diverso da quello “fisico”.
Ciò non è né negativo né positivo, semplicemente rappresenta un modello più “statico”, che esiste, sta lì immobile e non produce, ed è anche colpa nostra. Intuiamo le potenzialità e i limiti dei social networks ed agiamo di conseguenza per cui la nostra rete rimane spesso immutata e non cerchiamo altre persone con i nostri interessi.
Da un certo punto di vista, facciamo un’associazione mentale tra un dato social e una serie di possibilità o di modelli di interazione e questi non sono interscambiabili. Pensiamo per un attimo se iniziassimo a scambiare i post da Facebook a LinkedIn, ad esempio, quali effetti potrebbero prodursi per la nostra reputazione?
I social tradizionali, portano implicitamente un modello specifico di interazioni, guidati dalla piattaforma (con Facebook si interagisce in un modo, con Linkedin in un altro, con Twitter in un altro ancora)
Le piattaforme facilitano le “connessioni” ma non le “relazioni”, umanamente intese. Non consentono, facilmente, di fare uno switch dall’una all’altra: da 3000 connessioni più o meno note ma deboli, a 50 relazioni personali e di business, che producano una crescita concreta.
Come possiamo re-immaginare questi modelli e stabilire relazioni vere nonostante queste nascano dietro ad uno schermo?


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Come cambiare le modalità di networking?

La pandemia ha accelerato la produzione di un nuovo modello di networking che si concentra più sul produrre poche connessioni profonde e di qualità, che possano aggiungere valore personale oltre che professionale. Diversi network già presenti hanno incrementato la loro popolarità grazie alle limitazioni poste dalla pandemia come Shapr.co, Gini o Novatalent. Altri invece sono nati contemporaneamente al distanziamento sociale come Zwap, Wonder e Hopin.
Se queste nuove modalità si dimostreranno altrettanto, se non più efficaci (ad esempio per le connessioni con persone in città diversa dalla nostra) rispetto alle modalità “tradizionali” degli incontri in presenza, allora probabilmente si affiancheranno a queste ultime (o, in certi casi, le sostituiranno).
Sta a noi riuscire a sfruttare in modo proficuo questi strumenti, per creare relazioni di valore e non solo connessioni.
Il fatto che il contatto avvenga on line diventerà sempre meno rilevante: la prosecuzione del contatto e la creazione della relazione di valore è la vera sfida che il Covid ci ha messo davanti e che potrà farci recuperare il senso profondo, umano, di ogni incontro.

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