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Aquaseek, come si può portare l’acqua nel deserto?

Aquaseek

Aquaseek, come si può portare l’acqua nel deserto? Il rivoluzionario progetto del Policlinico di Torino per fronteggiare la crisi idrica

Aquaseek è il progetto nato con lo scopo di portare acqua nel deserto. L’idea nasce grazie ad una tecnologia esclusiva che può estrarre acqua dall’aria .

L’azienda ha appena ricevuto un investimento da 300mila euro diviso tra LIFTT l’Investment Operating Company presieduta da  Stefano Buono; ed Eureka! Fund, il fondo specializzato nel trasferimento tecnologico dei progetti delle Università e dei Centri di Ricerca italiani, gestito da EUREKA! Venture SGR.

Questa è solo la prima tranche di investimenti a cui faranno seguito ulteriori fondi successivi già dai prossimi mesi.

Con questa manovra l’azienda potrà sviluppare il suo innovativo sistema di raccolta e conversione dell’umidità ambientale, per trasformarla in acqua potabile a basso costo.

Il fulcro dell’investimento è quello di arrivare a una prima release del sistema, portando le sue capacità all’attenzione di tutti. Fatto questo, si potrà dimostrare universalmente l’ufficialità degli studi e, ovviamente, l’efficacia di uno strumento fondamentale per tutti quei paesi che soffrono di gravi carenze idriche.

Parliamo di un obiettivo ambizioso, certo, che però potrebbe fare la differenza già nell’immediato futuro, aiutando a risolvere (almeno in parte) la crisi idrica; un problema già molto importante in diversi paesi del mondo.

Aquaseek e la crisi idrica globale

AquaSeek nasce su un progetto del gruppo di ricerca del Politecnico di Torino; si occupa di recupero dell’umidità nell’atmosfera per “produrre” acqua potabile anche in zone aride, inquinate o lontane dalla rete idrica.

L’idea prende vita dal Dipartimento Energia del Politecnico di Torino che collabora con Princeton University. 

Stiamo parlando di un’idea che era già stata teorizzata ma il progetto di Aquaseek si basa su due brevetti esclusivi che consentono di farlo con un consumo energetico ridotto. Il tutto si basa su un processo termodinamico che può essere innescato anche quando la percentuale di umidità nell’aria è molto bassa; come nel deserto ad esempio.

Oltretutto si parla anche di un materiale innovativo studiato per assorbimento e rilascio del vapore acqueo che potenzia ancora di più l’efficienza del processo. 

L’obiettivo di Aquaseek è quello di portare l’acqua ovunque e a qualunque condizione. Dato che stiamo parlando di un bene sempre più raro, è facile comprendere l’importanza di questo “esperimento”. 

Secondo OMS e ONU oltre 785 milioni di persone non hanno accesso all’acqua potabile; in 4 miliardi vivono in zone con grave carenza idrica per almeno 1 mese all’anno. Dati destinati a salire nei prossimi anni, con tutto il mondo che potrebbe subire una grave stress idrico entro il 2050.

Il problema della carenza d’acqua è ovviamente uno di quelli dell’Agenda ONU 2030, con particolare attenzione all’inquinamento, la desertificazione, inaridimento delle terre coltivabili ecc. Per colpa di processi industriali sempre più aggressivi, l’incremento demografico e il progressivo aumento delle aree desertiche stiamo parlando di una crisi grave e impellente per tutti.

Per questo progetti come Acquaseek sono fondamentali per il mondo intero e potrebbero in un futuro non troppo lontano fare davvero la differenza.

Aquaseek, come si può portare l’acqua nel deserto?

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