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Smart working, tutti lo vogliono. Ma come cercare un lavoro agile?

trovare lavoro in smart working

Sempre più persone si accorgono dei vantaggi del lavoro per obiettivi. Leggi suggerimenti e siti utili per trovare lavoro in smart working.

Anche se lontani dal mettere in pratica il vero smart working, sempre più persone si sono rese conto dei vantaggi di un lavoro per obiettivi e stanno indirizzando la ricerca di nuove opportunità di lavoro che offrano questo approccio. Suggerimenti, accorgimenti e siti utili per trovare il lavoro dei sogni in smart working.

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Come trovare lavoro in smart working: suggerimenti e accorgimenti utili.

Lo smart working, ormai lo sappiamo, è uno dei grandi protagonisti dell’era Covid-19. Si è parlato molto dei potenziali vantaggi di una forma di lavoro flessibile, così come sono emersi grossi limiti in questi lunghi mesi di lavori forzati a casa, dovuti principalmente all’inadeguatezza degli spazi, alle restrizioni imposte a causa della pandemia, ma anche all’improvvisazione di molte aziende, ampiamente impreparate a gestire la forza lavoro da remoto e la digitalizzazione dei processi operativi.

In Spremute Digitali in molti smart worker, e possiamo testimoniare che, se fatto bene, il lavoro agile cambia veramente la vita. Si risparmia tempo per coltivare le proprie passioni o dedicarsi a famiglia e amici, si produce di più in meno tempo, si continua ad avere una relazione con l’ufficio e l’ambiente di lavoro, ma più distaccata e, verosimilmente, più rilassata (ricordiamoci che smart working prevede ANCHE la presenza in ufficio, ndr).

Ed è proprio per tutti questi vantaggi, provati o almeno sognati, che la ricerca di lavoro in smart working è esplosa nel corso degli ultimi mesi; secondo un recente studio della Fondazione Consulenti del Lavoro, un lavoratore su sei valuta lo smart working come un punto di non ritorno della propria vita professionale, e oltre il 10,7% cercherebbe un qualsiasi altro lavoro pur di svolgerlo da remoto.

Ma come si cerca un lavoro in smart working? Purtroppo, non è facile come digitare un job title su un motore di ricerca. In più di un anno di test, mi sono resa conto che ci vuole una strategia ben definita e un piano d’attacco su più fronti. Vediamo quali.

Cosa significa smart working

In primis è importante capire che, nel momento in cui si cerca un lavoro agile, si accettano implicitamente diritti e doveri di tale modalità, indicati nella definizione stessa di smart working, fornita dall’Osservatorio del Politecnico di Milano: […] la possibilità di scegliere spazi e tempi di lavoro, a fronte di una maggiore responsabilizzazione della persona sugli obiettivi (per approfondire puoi rivedere o ascoltare la Video Spremuta con Mariano Corso ).

Questo significa anche autonomia, capacità di organizzazione, rispetto delle scadenze, senso di responsabilità. Significa anche, per forza di cose, avere una certa “cultura digitale”, soprattutto l’apertura mentale ad imparare l’utilizzo di alcuni programmi che potrebbero presentarsi utili (da tutto il pacchetto Google, a strumenti di creatività come Miro, a strumenti di sharing e clouding).

Le professioni compatibili con lo smart working

Smart working non porta con sé per forza una quota di lavoro da remoto. Ci sono molte professioni che prevedono la presenza fisica (si pensi a tutta la GDO, alla produzione, al settore medico, etc), ma non significa che, potenzialmente, le aziende non possano fare smart working: ad esempio, possono rendere più agili le prestazioni lavorative investendo nella digitalizzazione dei processi produttivi e in politiche organizzative che permettano una fascia oraria più ampia, seppur in sede.

Ai fini della ricerca di lavoro, quindi, è fondamentale avere ben chiaro che aspetto del lavoro agile vorremmo prediligere, così da indirizzarci verso alcuni settori. Molto probabilmente si sta cercando la possibilità di lavorare, anche parzialmente da remoto. E questa è ragionevole in alcuni settori più adatti ad una organizzazione del lavoro ibrida. Ad esempio, tutto l’immenso mondo dei “servizi”, dalla consulenza ai contact centre, passando per agenzie di marketing, comunicazione, o ad esempio i servizi finanziari.

Inoltre, se guardiamo alle professioni tecnologiche e digitali, le più di “tendenza” e ricercate dei prossimi anni secondo il World Economic Forum, è quasi impensabile che vengano svolte in assenza di smart working: dai social media ai content creator, copy, web designer e developer, assistenti virtuali, programmatori, solo per citarne qualcuno.

Un altro fattore da tenere in considerazione è la dimensione dell’azienda: politiche di lavoro flessibile sono molto diffuse nelle grandi aziende e nelle multinazionali. All’estremo opposto, anche le start up, nate sotto il segno dell’Agile Methodology, sono organizzate in strutture orizzontali e quindi avvezze al lavoro agile. La piccola e media impresa, invece, è rimasta ancora indietro nell’adozione di nuovi modelli organizzativi.

Dove cercare e trovare lavoro in smart working

Una volta chiarito quale sia il lavoro dei sogni e in che settore e tipologia di azienda potrebbe essere svolto in smart working, bisogna cominciare la ricerca vera e propria.

Tra i motori di ricerca, Indeed è quello più al passo con i tempi in tema lavoro da remoto; si possono fare due ricerche diverse: inserire “smart working” come parola chiave, e a quel punto verranno visualizzate tutte le offerte, di qualsiasi livello e settore, che hanno inserito la possibilità di lavorare da remoto; oppure si può procedere in maniera più “classica”, digitando come parola chiave un potenziale lavoro cercato (ad es, Marketing Manager), lasciare “Italia” come luogo, e successivamente filtrare le offerte come suggerito, utilizzando il tab “da remoto”

Tra le piattaforme, mi sento di consigliare Info Jobs gli annunci per lavorare in smart working sono più rari, ma molto più affidabili. Info Jobs, così come Monster,com o Linkedin, infatti, è a pagamento per gli inserzionisti; questo riduce molto la probabilità di annunci falsi o poco seri.

Occhio alle truffe

Purtroppo, in questi mesi si sono verificati numerosi tentativi di truffe, false offerte di lavoro sotto il “cappello” smart working, con promesse di guadagni smisurati e minimo sforzo, quasi sempre riconducibili ad attività di tele-marketing o network marketing non proprio raccomandabili, se non a schemi piramidali (illegali). Ancora di più sui social media, dove esplodono profili (solitamente) di ragazze felici e rilassate che “hanno preso in mano la propria vita” e guadagnano cifre da capogiro. Diffidate!

Ma come proteggersi da questi annunci civetta? Ecco qualche elemento che potrebbe farvi insospettire (sia per lavori da remoto che in presenza, ndr):

  • Annuncio poco chiaro, senza mansioni specifiche, con una forte componente motivazionale (alla ricerca del “wow effect”).
  • Si richiede di rispondere ad una e-mail generica e non aziendale (ad esempio un account Google).
  • Qualora vi trovaste a parlare con l’esaminatore, questi non sia in grado di darvi delle informazioni specifiche su competenze richieste, dettagli sull’offerta e/o sull’azienda.
  • Non siete in grado di reperire informazioni sulla azienda in questione.

L’importanza dei social media nella ricerca di lavoro in smart working

Con le dovute attenzioni, però, i social si trasformano nella nuova frontiera per la ricerca di lavoro. In primis Linkedin, che con i suoi 690 milioni di utenti e una assunzione ogni 10 secondi (fonte Linkedin) salta al primo posto dei social su cui essere nel momento in cui vuoi cercare un lavoro. Ma anche un lavoro in smart working? Tendenzialmente sì, perché il lavoro agile è un tratto distintivo di una azienda al passo con i tempi e le evoluzioni del mondo del lavoro; è una leva di attrazione per talenti, e le aziende virtuose che vogliono distinguersi sul mercato lo proporranno come un fattore rilevante, concorrenziale, caratterizzante. E queste aziende, di norma, pubblicano annunci anche su Linkedin.

Il vantaggio di Linkedin è che è una fonte inesauribile e aggiornata di informazioni sulle aziende. È infatti possibile studiare il profilo dell’azienda che pubblica l’offerta: non solo il settore di appartenenza, la sede e altre informazioni di base; ma cosa pubblicano, quali sono i valori su cui si basa la loro strategia comunicativa, come trattano i dipendenti, quali sono i fattori distintivi. E molto probabilmente dalle pubblicazioni sul profilo aziendale emerge anche la predisposizione o meno ad una modalità di lavoro agile.

Su Linkedin è anche possibile scrivere un messaggio al recruiter per ottenere maggiori informazioni, così come studiare la propria rete di contatti per vedere se qualcuno, anche alla lontana, ha rapporti diretti o indiretti con la società per cui ci si vuole candidare.

Certo è che anche stare su Linkedin come candidato è impegnativo. Non basta costruire un profilo e indicare le proprie competenze ed esperienze, va vissuto.

LinkedIn è il luogo dove il passaparola diventa networking e la reputazione diventa personal branding” – mi dice Roberta Zantedeschi, Linkedin Top Voices 2020 ed esperta di HR Business writing, formazione, personal branding; – “è quindi un social dove sei tu a “guidare”, in modo consapevole e intenzionale, la tua presenza sul mercato del lavoro”.

Buona ricerca!

LinkedIn è il luogo dove il passaparola diventa networking e la reputazione diventa personal branding. È quindi un social dove sei tu a “guidare”, in modo consapevole e intenzionale, la tua presenza sul mercato del lavoro. – Roberta Zantedeschi

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