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Daily Orange Squeeze Episodio 33 – Smaltimento dei rifiuti elettronici

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di Spremute Digitali

Anzitutto, bisogna considerare che la vita di questo tipo di prodotti non è decisamente eterna e, anzi, sembra molto spesso limitata a un periodo estremamente breve che va dai 2 ai 5 anni al massimo.

L’obsolescenza infatti è un mostro incredibilmente pericoloso nel campo della tecnologia che si vede rinnovarsi di volta in volta e sempre più frequentemente per rimanere al passo con la competizione.

Tutto questo viene fatto, ovviamente, senza pensare a una soluzione concreta per riciclare gli strumenti dismessi che vanno a finire negli inceneritori o nelle discariche.

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Ciao e bentornato su Spremute Digitali!

Anche oggi parleremo come Spremute Digitali Oscure, della questione dei rifiuti elettronici.

La resistenza per la salvaguardia dell’ambiente, anche per noi che ora abbiamo alle calcagna i poteri forti, riparte dal riassunto delle puntate precedenti. 

Abbiamo parlato di quanto importante fosse importante per le economie del terzo mondo lo smaltimento dei rifiuti elettronici e di quanto gravoso sia l’occidente su questo particolare tipo di rifiuti, nonostante i programmi per l’adeguato riciclo. Ieri abbiamo parlato di quanto l’elettronica di consumo abbia cambiato drasticamente i numeri della sua produzione. E quindi oggi di che parliamo?

Ripartiamo da qui.

Se da un lato il fattore economico è predominante, dall’altro entrano in gioco tutte una serie di dinamiche che stanno diventando sempre più preoccupanti, prima fra tutte lo smaltimento di questi dispositivi di così largo consumo.

Parliamo chiaramente: la produzione di rifiuti elettronici negli ultimi anni ha toccato livelli mai visti. Perché?

Anzitutto, bisogna considerare che la vita di questo tipo di prodotti non è decisamente eterna e, anzi, sembra molto spesso limitata a un periodo estremamente breve che va dai 2 ai 5 anni al massimo.

L’obsolescenza infatti è un mostro incredibilmente pericoloso nel campo della tecnologia che si vede rinnovarsi di volta in volta e sempre più frequentemente per rimanere al passo con la competizione.

Tutto questo viene fatto, ovviamente, senza pensare a una soluzione concreta per riciclare gli strumenti dismessi che vanno a finire negli inceneritori o nelle discariche.

Al momento della nascita della cosiddetta elettronica di consumo, nessuno avrebbe potuto (o voluto) immaginare i problemi a cui si sarebbe andati incontro per colpa dell’accumulo di tutto questo materiale. Eppure, arrivati allo stato attuale delle cose, ora che la situazione è davvero preoccupante, la cosa che stupisce ancor di più è il proseguire su questa strada, senza però mettere sul piatto alcun tipo di soluzione o di regolamentazione. La situazione sta diventando ancora più insostenibile in quest’ultimo anno e mezzo di emergenza sanitaria dove, tra smart working e didattica a distanza abbiamo raggiunto numeri di acquisto elettronico mai visti prima ma il rischio per i prossimi anni di trovarci realmente sommersi di rifiuti è davvero tangibile.

Oggi come non mai è importante fare i conti con la strada del riciclo e iniziare a pensare al destino della nostra apparecchiatura morente in una ottica più mirata a dar loro nuova vita, anche se aihme, di questa questione bisognerà trattare nella prossima puntata.

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