Daily Orange Squeeze

Daily Orange Squeeze Episodio 43 – Lavazza

Spremute Digitali

di Spremute Digitali

Lo storytelling delle pubblicità antiche, è stata la prima grande rivoluzione del mondo delle reclame, e la Lavazza ne è stata protagonista fino in fondo.

L’idea era quella di creare, prima di tutto una storia. Lo spettatore doveva appassionarsi a una breve, piccola fiaba. 

Questa formula nel corso degli anni è cambiata secondo il medium ma è sempre rimasta uno dei capisaldi del successo di Lavazza.

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Ciao e Bentornato su Spremute Digitali!

Allora cominciamo togliendoci le note dolenti. Partiamo da un presupposto: il caffè è un piacere, se non è buono che piacere è? 

Si, mi dispiace, faccio ammenda, non sono Nino Manfredi. Penso che ormai tu abbia capito di cosa stiamo per parlare, ma se non sei già scappato, oggi parliamo di Lavazza.

Che progenie ci ha dato? No, non sono gli attori romani beninteso. Tutti lo sappiamo, sono le pubblicità all’ora di pranzo.

Che in realtà non è del tutto sbagliato, perché parte della magnetica magia del prodotto è stata anche un product placement d’eccezione. Ma andiamo con ordine.

Lavazza nasce con Luigi nel 1895 come drogheria. 

Alla base del suo successo c’è la cura maniacale nella conoscenza del suo prodotto, dei sapori, del piacere che porta. Arrivando nella fattispecie, a cambiare il packaging più volte nel corso degli anni per assicurarsi il mantenimento di determinate proprietà organolettiche costanti. Può sembrare strano poi, che un prodotto semplice come il caffè sia stata la base di una delle aziende d’innovazione più importante del suo tempo, lo standard qualitativo che abbiamo oggi viene quasi ed esclusivamente dall’idea di produrre in maniera industriale le miscele, e per farlo fu necessario una spinta di ricerca immensa.

Ma non fu solo quello, della storia, conosciamo tutti l’esito.

Quello che la rende incredibile è l’uso pionieristico della televisione.

Lo storytelling delle pubblicità antiche, è stata la prima grande rivoluzione del mondo delle reclame, e la Lavazza ne è stata protagonista fino in fondo.

L’idea era quella di creare, prima di tutto una storia. Lo spettatore doveva appassionarsi a una breve, piccola fiaba. 

Questa formula nel corso degli anni è cambiata secondo il medium ma è sempre rimasta uno dei capisaldi del successo di Lavazza.

D’altro canto se l’azienda può insegnarci qualcosa: l’azienda torinese non è stata soltanto un prodigio della mera tecnica industriale. Fu un connubio di dedizione, intuizione e perché no’ un pizzico di speranza.

Idea e dedizione sono oramai intuibili nell’immaginario aziendale di tutti, la dedizione anche.

Ma l’ambiente? L’ambiente per la Lavazza del dopoguerra fu una delle peculiarità più affascinanti.

Il figlio di Luigi, Giuseppe, ha condiviso gran parte della sua vita con le avanguardie intellettuali ed è riuscito a tessere, con i circoli degli artisti della Torino dell’epoca rapporti a doppia mandata.

Fu una delle prime forme di networking. 

Gli artisti creavano contenuto, lui li rendeva onnipresenti.

Scelse di promuovere scrittori, poeti, artisti e questi, di rimando, promuovevano il suo prodotto solamente esistendo agli eventi.

Creò nel tempo, un ecosistema in cui la sua bevanda diventava il simbolo della discussione intellettuale, della convivialità, senza mai renderla invadente. Il caffè era presente in tutte le rappresentazioni, le letture, le esposizioni del tempo, mai di troppo ma sempre una certezza.

Lavazza più di tutti è fu l’esempio di come creare cultura attorno al proprio prodotto lo renda inestimabile.

E con l’ambiente questo si può fare.

Che ne pensi? È una storia che ti può appassionare? Seguila con me sulla sezione Read di Spremute.

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