New Ways of Working

Nomadismo Digitale, il benessere dell’uomo al centro del lavoro del domani

Spremute Digitali Pubblicato: 26 Aprile 2021

Nell’ultimo anno e mezzo, tra i termini che sono saliti alla ribalta c’è sicuramente quello del “nomade digitale”. Non c’è una definizione precisa di questo movimento ma fondamentalmente include tutte quelle “innovazioni” nel mondo del lavoro che, per la prima volta, iniziano a tener conto della libertà dei lavoratori che scelgono come “ufficio” un posto che maggiormente rispecchia le loro esigenze e i loro bisogni. Che sia una casa, un parco, la vetta di una montagna e via dicendo, a cambiare non è solo il concetto di lavoro ma è tutto ciò che vi ruota intorno che forse per la prima volta arriva a mettere al centro di tutto la persone e i suoi bisogni.

Il Covid ci ha costretto a prendere delle decisioni improvvise sul modello di lavoro da applicare per tenere al sicuro i dipendenti e, allo stesso tempo, non fermare completamente la produzione. Lo Smart Working, appunto, è diventato ormai un termine all’ordine del giorno che durante l’emergenza sanitaria ancora in corso ha monopolizzato la vita lavorativa di milioni di persone in tutto il mondo. Il nomadismo digitale integra al suo interno il concetto stesso di lavoro agile, dove per “agile” si intende anche il fatto di poter scegliere liberamente il proprio posto di lavoro in un luogo fisico diverso dal classico ufficio con scrivania e computer.

Ovviamente per noi è una “novità” dettata dall’emergenza in corso mentre in altri ambienti già da diversi anni questo nomadismo digitale è una realtà stabile e concreta che caratterizza la vita personale e lavorativa di moltissime persone.

Chiaramente si parla dei lavori più disparati. Non è corretto immaginare i nomadi digitali come travel blogger e affini che viaggiano per lavoro. Nella categoria rientrano moltissimi lavori che hanno come tratto distintivo solo il fatto di poter essere svolti in qualunque posto dove si abbia a disposizione un Pc (o uno smartphone) e una connessione a internet stabile.

Per questo il tratto distintivo del nomade digitale non è tanto il fatto di viaggiare quanto quello di poterlo fare se ce ne fosse il bisogno. E questo bisogno può essere dettato dalle esigenze del singolo lavoratore che può voler lavorare, ad esempio, in riva al mare perché questo lo rende più produttivo, più creativo e via dicendo.

I nomadi digitali sono una categoria tutta nuova di professionisti che, a prescindere dalla pandemia in corso, hanno abbracciato questa filosofia di vita che permette loro di lavorare in posti che, essenzialmente, li fanno stare bene. Chiaramente il Covid ha amplificato la percezione delle persone riguardo questo nuovo modello produttivo e, per certi versi, ne ha accelerato la diffusione. Per questo è utile sottolineare come, allo stato attuale delle cose, stiamo vivendo una vera e propria rivoluzione che quando tutto sarà tornato alla “normalità” porterà moltissimi lavoratori a scegliere un modo di lavoro più sostenibile e più affine alle loro esigenze personali. Si stima che, dopo la fine dell’emergenza, circa il 54% delle aziende continuerà a fare ricorso allo Smart Working, questo sia per la richiesta diretta dei lavoratori e sia per un ripensamento del modo di lavorare, sempre più vicino alle esigenze del singolo e della collaborazione e condivisione da remoto. Ovviamente, a fronte di questo, l’ambiente non può che ringraziare perché più lavoratori da remoto vuol dire essenzialmente meno spostamenti, quindi meno macchine e quindi meno inquinamento.

Poi entreranno in gioco molte nuove dinamiche che aziende e governi dovranno tenere in considerazione ma, tutto sommato, si tratta di piccoli “sacrifici” facilmente gestibili.

Ad esempio occorrerà puntare sempre di più su una rete internet sempre più veloce in grado di permettere ai lavoratori di “muoversi” agevolmente nel web, condividendo informazioni e lavorando in maniera più agile. Occorrerà fare affidamento su dispositivi (portatili e non) sempre più potenti e sempre più sicuri, in modo da poter svolgere il proprio lavoro senza intoppi e senza il rischio di intrusioni nel sistema da parte di forze esterne. Ci vorrà poi una maggiore attenzione verso la formazione dei dipendenti, in modo da garantire loro il corretto utilizzo delle tecnologie che si troveranno ad usare e, soprattutto, la consapevolezza di ciò che potranno o non potranno fare con tali tecnologie. Poi occorrerà anche ridefinire i rapporti di lavoro nell’ottica che tutti riescano finalmente a comprendere che un dipendente in Smart Working non è un dipendente di serie B e che, quindi, ha tutti gli stessi diritti (e doveri) di un dipendente che è fisicamente presente in ufficio. Qui però sarà necessario anche insegnare ai lavoratori a rispettare le ore di lavoro imposte dal contratto e a non “autoinfliggersi” turni massacranti.

Insomma, in prospettiva di un “futuro nomade” in termini lavorativi, occorrerà ancora correggere il tiro su diversi dettagli ma, grazie anche all’emergenza Covid, lo sguardo è puntato dritto su queste nuove professioni che potrebbero diventare il “New Normal” in tempi sorprendentemente brevi.

La VideoSpremuta ad Alberto Mattei

Il nomadismo digitale, un fenomeno di nicchia ma di cui si è scritto e parlato tanto.

A snocciolare questo tema ci aiuta Alberto Mattei, fondatore della community digitale nomadidigitali.it, consulente di comunicazione strategica e collaboratore con diverse ONG che si occupano di sviluppo sostenibile e turismo.

L’obiettivo della community è quello di diffondere il lavoro da remoto e il nomadismo digitale per capire quale è l’essenza di questa rivoluzione ormai in atto da diverso tempo. Da 10 anni a questa parte, infatti, abbiamo assistito a dei cambiamenti epocali che è importante esplorare e spiegare a chi non conosce l’argomento.

A oggi, il significato del termine “nomade digitale” sta sfuggendo un po’ al controllo delle persone anche per colpa anche dei mass media che ripiegano su articoli sensazionalistici e titoloni da prima pagina.

Il termine “nomade digitale” non equivale a uno specifico modus operandi e non identifica un target specifico di persone ma è un fenomeno evolutivo legato al fatto che, dal momento che le persone non hanno più bisogno di andare fisicamente in ufficio, possono considerare la loro conoscenza come il bene nomade per eccellenza, ciò permette loro di scegliere il posto in cui lavorare in base al ciclo di vita che si sta vivendo.

Nell’immaginario della gente però, questo nomadismo equivale ad andare in giro per il mondo, in posti esotici e via dicendo. Per molte professioni sarà anche così, ma non è un discorso valido sempre perché, ovviamente non tutti possono muoversi costantemente ma possono decidere di lavorare in quei luoghi che aumentano la loro creatività.

Il nomadismo digitale è più un modus vivendi che un modus operandi, perché permette di lavorare nel posto più adatto alle loro attuali condizioni di vita.

Stiamo parlando di un modello di lavoro che permette alle persone di mantenere le proprie ambizioni lavorative coniugandole con il proprio stile di vita che non necessariamente è legato a un luogo fisico o a un ufficio, ma può essere, appunto, nomade e legato a un particolare momento della vita o una particolare esigenza.

Il nomadismo digitale è una grande opportunità per tutte quelle persone che sentono il bisogno di spostarsi e vedere posti diversi, unito ad un progetto di lavoro che permette loro di lavorare in tempi e modi diversi.

Negli ultimi anni è cambiato tutto sul fronte del nomadismo digitale perché è cambiato il modo di comunicare e interfacciarsi con le aziende. C’è stato una grande svolta anche a livello tecnologico che ha data vita a nuovi modelli di sviluppo sostenibili e legati principalmente alla mobilità dei dispositivi mobili. Oggi c’è il bisogno di far capire a persone e aziende che è importante mettere al centro di tutto il benessere delle persone, inclusa la scelta di decidere quale è il luogo migliore in cui lavorare e in cui sentirsi a proprio agio. La pandemia ha istituzionalizzato l’idea che è possibile lavorare in modo diverso senza obbligare le persone a farlo. Anche per le aziende la possibilità di attrarre talenti ovunque essi si trovino è comunque una grande opportunità di crescita e sviluppo.

Stiamo parlando di sfide molto importanti che oggi riguardano anche i Governi che con queste nuove situazioni cercano di attrarre questo tipo di professionisti.

La nostra intervista ad Alberto Mattei:

Nomadismo digitale, il futuro del lavoro è già qui

Per riprendere quanto detto da Alberto Mattei è importante considerare il nomadismo digitale come un “modus vivendi”. Cosa significa?

Molto semplicemente questo vuol dire che adesso e come mai prima d’ora, il mondo del lavoro è orientato (quasi) completamente verso il lavoratore e i suoi bisogni.

Le grandi aziende, le pubbliche amministrazioni e via dicendo hanno compreso come il benessere dei propri lavoratori sia un fattore fondamentale per il rendimento e per il potenziale delle persone che, in questa maniera, può essere espresso al meglio.

Una volta compresi i benefici di queste nuove prospettive di lavoro è facile capire come l’interesse generale al riguardo non possa che aumentare e le statistiche degli ultimi mesi non fanno che sostenere questa tesi.

Alla base di questi nuovi percorsi c’è sicuramente la libertà che, come abbiamo già detto, è uno dei punti di forza per la produttività e la creatività delle persone. Il semplice fatto di poter scegliere di lavorare secondo i modi, i tempi e i luoghi più affini al proprio benessere è già questo un incentivo incredibile per le persone che, sentendosi più appagate, riusciranno ad essere più produttive.

Al momento le statistiche volgono tutte a favore di questo New Normal e di questo nomadismo digitale e, probabilmente, le cose andranno sempre meglio.

È quantomeno curioso il fatto che per arrivare alla situazione attuale delle cose sia stato necessario un cambiamento inaspettato e devastante come una pandemia che ha premuto il piede sull’acceleratore della digitalizzazione verso un futuro sempre più smart e sempre più sostenibile.