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Oggi torniamo a parlare di startup e di innovazione e lo facciamo insieme ad un ospite molto coinvolto su questi temi: Mattia Voltaggio, Head of Startup Acceleration in Eni. Parliamo in particolare di Eni Joule, il programma di formazione imprenditoriale gratuito e (in parte) digitale messo in campo da Eni per aiutare aspiranti startupper a formarsi e a sviluppare progetti imprenditoriali che abbiano l’obiettivo virtuoso di far crescere I’Italia in maniera sostenibile.
Fondata sul concetto di capitalismo etico, Joule si propone l’obiettivo di accelerare non solo startup, ma interi ecosistemi, diffondendo e prendendo parte ad un nuovo paradigma di innovazione che supera e arricchisce quello dell’open innovation.
Mattia Voltaggio, Head of Startup Acceleration in Eni
A. La nascita di Joule, la Scuola di Eni per l’Impresa, si inserisce nella più ampia strategia della nuova Eni per la transizione energetica.
In un’epoca complessa come quella attuale che richiede di investire sulla resilienza dei sistemi economici e sociali per rispondere a grandi sfide e trasformazioni, soprattutto nel post COVID-19, Joule vuole essere una leva per la ripartenza delle imprese e lo sviluppo di un ecosistema virtuoso.
Lo faremo fornendo un supporto concreto a quegli imprenditori che condividono i nostri valori ed i nostri obiettivi: la ricerca di soluzioni che garantiscano la transizione verso un modello a basso impatto carbonico, funzionali all’obiettivo di contenere le emissioni globali; l’accesso all’energia equo e quanto più esteso; lo sviluppo delle rinnovabili e dell’economia circolare.
Joule attualizza l’idea di capitalismo etico e lo trasforma in un motore per potenziare iniziative imprenditoriali ad elevato impatto.
A. Si tratta di una scelta obbligata, un cammino irreversibile per chi vuole entrare in un futuro che è già presente. Lo ha spiegato pochi giorni fa il nostro Amministratore Delegato Claudio Descalzi, che ha affermato:
solo chi riuscirà a costruire una strategia industriale sostenibile, non solo dal punto di vista economico e finanziario, ma anche ambientale, riducendo drasticamente le proprie emissioni e quelle dei propri prodotti, garantirà il successo a lungo termine del proprio business.
Joule vuole condividere con l’ecosistema imprenditoriale italiano questa sfida, attraverso la formazione (un programma didattico in aula e distance che abbiamo chiamato Human Knowledge), ma anche attraverso il trasferimento di know-how, competenze e supporto metodologico, logistico e finanziario (che abbiamo chiamato Energizer).
A. La società globale vive di interconnessioni e la recente pandemia ce ne ha dato, se serviva, ulteriore conferma. Anche le catene del valore che un tempo potevano sembrare più distanti, oggi sono profondamente legate tra loro.
Pensiamo ad esempio alla filiera alimentare e a quella energetica, che la cultura della circolarità e dello scarto ha contribuito a mettere insieme. C’è quindi bisogno di un salto di paradigma anche sull’innovazione.
L’open innovation di Chesbrough è un principio metodologico che per fortuna è stato assimilato dal mondo delle corporate e oggi si è compreso il vantaggio di superare il bias del “not invented here” attraverso la collaborazione tra ricerca interna e startup innovative. È però arrivato il momento di far evolvere anche questo concetto e affiancare all’accelerazione del proprio business di riferimento anche quella degli ecosistemi.
Joule in particolare vuole immettere negli ecosistemi di innovazione i principi della transizione energetica di Eni, per far sì che questi comincino ad evolvere e a creare a loro volta catene di valore sociale e ambientale. È una logica di give-back che guarda alla simbiosi degli ecosistemi produttivi ed è molto importante perché rientra nella nostra missione di responsabilità sociale.
Grazie per la disponibilità, Mattia.
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