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Elon Musk e Twitter: è la fine dello smart working?

L’uomo più ricco del mondo compra il social dell’uccellino per 44 miliardi di dollari e poi attiva un turnaround aziendale inaspettato che rischia di compromettere ogni conquista fatta in tema di lavoro agile.

Elon Musk e Twitter

La notizia dell’acquisto del famoso social di micro blogging Twitter da parte di Elon Musk, per una cifra di circa 44 miliardi di dollari, è certamente una delle più interessanti e discusse del 2022.

L’impero del tycoon di origine sudafricana si arricchisce così di un nuovo grande nome, al fianco di Tesla e SpaceX, mettendo radici nel settore dei social media e della comunicazione digitale.

La nuova era di Twitter con Elon Musk al comando promette un drastico turnaround aziendale e punta a un vero e proprio cambiamento del modello di business finora adottato. Questo, naturalmente, non senza alcune criticità da affrontare: il delisting dell’azienda dall’indice della Borsa di New York, i licenziamenti di massa, la difficoltosa gestione delle relazioni lavorative con i dipendenti, ma soprattutto il rifiuto categorico dello smart working.

Cosa c’è da aspettarsi per il futuro del lavoro agile? Musk diventerà presto un esempio da seguire per tutti gli imprenditori? Indubbiamente il magnate di Pretoria, volente o nolente, possiede le potenzialità per influenzare l’opinione pubblica con le sue azioni e dichiarazioni, seppur spesso in contrasto rispetto al mainstream.

Tuttavia, sul fronte smart working, la sua posizione fa discutere e appare a molti come anacronistica e insensata per una mente così innovativa.

Elon Musk e Twitter: una posizione isolata sullo smart working

Tutti conoscono la celebre classifica annuale di Forbes dedicata alle persone più facoltose del pianeta e alla stima dei loro patrimoni; non tutti, però, sanno che Elon Musk è attualmente l’uomo più ricco del mondo e ha superato i suoi ‘colleghi’ posizionandosi sul gradino più alto del podio.

Un riconoscimento che certamente non è solo fortuna, ma soprattutto un mix di intuizioni brillanti e duro lavoro. Infatti, per sua stessa ammissione, il nuovo proprietario di Twitter lavorerebbe dalla mattina alla sera, sette giorni su sette, concedendosi sporadicamente brevi pause e soltanto per qualche giorno.

E il suo concetto di lavoro è sempre stato molto chiaro: rigorosamente in presenza, fianco a fianco con i propri collaboratori, almeno per le canoniche 40 ore settimanali.

Insomma, un approccio professionale definibile come stacanovista e tipico della old economy, dell’industria, un mondo economico al quale tutto sommato Musk appartiene. Basta pensare che il mercato automobilistico, pilastro dell’industrializzazione, oggi è stato conquistato proprio da Tesla.

Elon Musk e Twitter

Cosa c’entra questo con Twitter? Semplice: la nuova gestione vorrebbe importare lo stesso modus operandi anche negli uffici del social dell’uccellino Larry. Si tratta di una posizione isolata nel settore dell’economia digitale, in controtendenza con le altre Big Tech che invece continuano a promuovere il lavoro agile come fattore di vantaggio e di maggiore produttività, prevedendo diverse soluzioni a seconda dei casi tra le quali anche il remote working.

Un esempio interessante è il cosiddetto hybrid pilot di Apple, azienda che per cultura interna e tipologia di attività svolta intende valorizzare maggiormente il lavoro in presenza più delle altre protagoniste della Silicon Valley, pur garantendo una certa flessibilità per i dipendenti: si tratta di un piano di lavoro ibrido che prevede almeno tre giorni lavorativi in ufficio, nello specifico il martedì e il giovedì più un giorno a scelta, mentre nei restanti è possibile usufruire dello smart working.

Elon Musk e Twitter: cosa succede ai dipendenti senza smart working

Negli ultimi anni Twitter si era distinta come un’azienda leader nell’implementazione dello smart working indeterminato, chiudendo molti uffici tra Stati Uniti ed Europa riducendo i costi senza però tagliare il personale. Tuttavia, con Elon Musk alla guida, la musica sta cambiando.

Il primo grande passo mosso dal nuovo management è stato il delisting del brand dal New York Stock Exchange, ovvero la de-indicizzazione dei titoli di Twitter dalla borsa. Cosa significa? Maggiore controllo del proprietario rispetto agli altri stakeholder, meno controlli fiscali e normativi e, dunque, più libertà nel margine di manovra per la gestione aziendale.

Ciò ha permesso a Musk e al suo team di collaboratori di prendere rapidamente il comando del noto social media, liquidando il board gestionale uscente – tra cui l’ormai ex CEO Parag Agrawal – e licenziando in massa circa 3700 dipendenti, salvo poi (apparentemente) fare un piccolo passo indietro richiamando alcune risorse erroneamente licenziate.

La seconda mossa per il rilancio sul mercato di Twitter è stata la comunicazione dell’ufficialità dell’abbandono definitivo dello smart working; ovvero, quella che ormai era diventata l’impronta distintiva dell’azienda nell’immaginario collettivo. Un passo forse troppo azzardato che sta spingendo molti dipendenti a rassegnare volontariamente le proprie dimissioni, non accettando questa nuova vision e modifiche così nette alle condizioni dettate dai loro contratti.

Il futuro dello smart working: Elon Musk è un modello da seguire?

Elon Musk e Twitter

Il caso Twitter potrebbe rappresentare presto un campanello d’allarme per i sostenitori dello smart working come linea guida definitiva per tracciare il futuro del lavoro, facendo rimpiangere le modalità vecchia scuola esclusivamente in ufficio. Ma è davvero così?

In realtà, stando ai risultati di un recente studio, in Italia il pensiero muskiano non sembrerebbe suscitare molto seguito né tra gli imprenditori né tra i lavoratori che hanno già sperimentato il lavoro agile. Dai dati del rapporto Attualità e Prospettive dello Smart Working. Verso un Nuovo Modello di Organizzazione del Lavoro?, pubblicato nel settembre 2022 dall’INAPP (Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche) partendo da un campione di circa 20.000 lavoratori, di cui quattro su cinque dipendenti di imprese private o autonomi, emerge un quadro interessante:

  • il 55% delle aziende intende continuare a garantire forme di lavoro ibride e/o da remoto;
  • il 76,5% dei lavoratori intende continuare a lavorare in modalità ibrida e/o da remoto;
  • per il 66% delle aziende lavorare in modalità smart aumenta la produttività;
  • per l’80% dei lavoratori lo smart working migliora la work-life integration;
  • il 90% tra aziende e lavoratori apprezza il risparmio di tempo e stress per gli spostamenti;
  • il 72% tra aziende e lavoratori apprezza la maggiore autonomia del lavoro smart.

Insomma, il nuovo paradigma del lavoro piace agli italiani ed è difficile ipotizzare un cambio di rotta. Tuttavia, la ricerca evidenzia anche un certo malcontento (circa il 50%) relativamente agli effetti negativi del fenomeno: senso di isolamento, difficoltà di relazione con i colleghi e sensazione di essere sempre e comunque reperibili, in particolare per chi ricopre ruoli dirigenziali.

Forse l’approccio inflessibile di Elon Musk punta proprio a correggere questi inconvenienti? Una formula magica infallibile non esiste, ma esistono solo modelli di gestione del lavoro all’interno di un’organizzazione basati sulle reali necessità che essa presenta. Vediamo perché Twitter potrebbe essere un esempio di ciò.

Il turnaround aziendale di Twitter: cosa cambierà?

Lasciare completamente alle spalle lo smart working, come se fosse solo un fenomeno temporaneo, è solo un tassello di un quadro generale molto più ampio: infatti, Elon Musk sta portando avanti un vero e proprio turnaround di Twitter sia in termini di cultura aziendale sia per quanto concerne l’attività economica.

In particolare, l’obiettivo sembra essere quello di trasformare il brand in un unico grande contenitore di servizi, dei quali molti in abbonamento, un’app multifunzione per soddisfare a trecentosessanta gradi le esigenze di utenti ed inserzionisti pubblicitari – con un occhio di riguardo anche verso il mondo della blockchain e delle criptovalute, tra gli interessi di Musk.

L’ispirazione di questo netto cambiamento è WeChat, super app molto popolare sviluppata dalla platform company cinese Tencent: uno spazio virtuale all-inclusive che offre molteplici servizi integrati, proprietari e di terze parti, tra i quali messaggistica istantanea e VoIP, social media e micro blogging, pagamenti digitali, accesso a servizi pubblici, gaming, delivery e altro ancora.

Un progetto sicuramente ambizioso che richiede il massimo dell’impegno e l’adozione di una nuova mentalità da parte dei lavoratori. Ma il ritorno forzato in ufficio a tempo pieno è davvero la soluzione migliore per realizzarlo?

Difficile fare previsioni sul futuro di Twitter, tenendo in forte considerazione anche l’ipotesi del fallimento, ma è lecito ipotizzare che la vera partita del tycoon sudafricano si giocherà proprio sulle relazioni con i dipendenti e sulle politiche di lavoro.

Elon Musk e Twitter: è la fine dello smart working?

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