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Stati Uniti sotto attacco hacker. Crolla la rete informatica della Colonial Pipeline

Spremute Digitali Pubblicato: 11 Maggio 2021

L’America è sotto attacco Crolla la rete informatica della Colonial Pipeline

Un attacco hacker ha colpito dritto nel cuore le infrastrutture petrolifere statunitensi. Ancora non sono chiare le dinamiche e i dettagli dell’aggressione informatica ai danni della Colonial Pipeline ma le conseguenze sono già piuttosto gravi. Intanto è stata messa fuori gioco una rete di condutture di oltre 8800 chilometri che trasporta le risorse in tutta la East Coast degli States. Le perdite ammontano a una cifra che si aggira attorno ai 2 milioni e mezzo di barili di benzina, diesel e affini al giorno. A rimanere a secco non è solo lo stato di New York, ma anche alcuni importantissimi centri nevralgici per la comunicazione, come ad esempio l’aeroporto di Atlanta.

Questo è uno dei più gravi attacchi informatici mai realizzati nella storia e ha dimostrato al mondo intero le gravi vulnerabilità dei sistemi e delle infrastrutture degli Stati Uniti. L’identità degli aggressori è ancora anonima; non si sa ancora se si tratti di ecoterroristi o, magari, qualche pirata informatico che punta solo a chiedere un riscatto alla Colonial Pipeline.

Intanto, fanno sapere i vertici dell’azienda e del Governo che i tecnici sono già al lavoro per ristabilire le comunicazioni il prima possibile. Si sta cercando di riprendere a pieno regime per evitare ulteriori difficoltà negli approvvigionamenti, ma comunque non si escludono ulteriori disagi e ripercussioni sui mercati.

L’attacco alla Colonial Pipeline, cosa sappiamo? 

Dalle prime informazioni trapelate in rete sembra che la prima fase dell’attacco ai danni della rete sia avvenuto nella serata di venerdì scorso. La compagnia ha cercato di correre ai ripari senza però riuscire a fermare i cybercriminali. La mattina successiva la vicenda è stata resa pubblica e la compagnia ha annunciato che una parte degli oleodotti del paese sarebbe stato temporaneamente in down.

Il sistema di sicurezza era stato fermato per l’ultima volta nel 2017 a causa dell’uragano Harvey e in precedenza l’anno prima, quando esta stata individuato un problema alla rete. Da quel momento in poi l’infrastruttura sembrava al sicuro ma gli attacchi delle ultime ore hanno, ovviamente, dimostrato il contrario.

Come già detto ancora non ci sono notizie riguardo gli esecutori dell’attacco ed eventuali richieste di riscatto. Secondo l’intelligence, potrebbe essersi trattato di un attacco terrorista col solo scopo di fermare la fornitura di carburante.

Questo attacco comunque ha messo in evidenza le fragilità del sistema e il bisogno impellente di correre ai ripari; magari ripensando i sistemi di sicurezza di tutta la rete energetica americana e forse mondiale.

Vedremo nelle prossime ore se si saprà di più al riguardo; l’unica certezza è che al momento buona parte del Nuovo Mondo è rimasto senza approvvigionamenti di carburante con danni ingenti all’economia e alla rete dei trasporti.